Il costo delle batterie è diminuito del 75% dal 2015 a oggi. Ma una nuova analisi sui dati del 2024 della IEA, l’Agenzia internazionale dell’energia, contiene tantissime chicche e notizie, da cui esce una fotografia chiarissima (e lusinghiera) della stagione di vero e proprio boom che sta attraversando il settore dell’accumulo elettrico. Crollo dei costi, impennata della domanda di batterie e conseguente parallela impennata verticale dell’offerta, destinata a nuovi impetuosi aumenti di qui al 2030.

Come si legge nello studio, nel 2024 il mercato globale delle batterie ha raggiunto traguardi significativi. Con un aumento del 25% delle vendite di auto elettriche, arrivate a 17 milioni di unità, la domanda annuale di batterie per veicoli elettrici e accumulo energetico ha superato 1 TWh (un terawattora), cioè un volume dieci volte superiore rispetto alla domanda di batterie registrata nel 2018. Allo stesso tempo, il prezzo medio di un pacco batterie per un’auto elettrica a batteria è sceso sotto i 100 dollari per kilowattora, un livello considerato accettabile per poter parlare di una vera competizione in termini di costi con i modelli tradizionali a combustione interna.

Un fattore chiave di questa riduzione dei prezzi è stato evidentemente il calo del costo delle materie prime per batterie, a cominciare dal litio, che è sceso di oltre l’85% rispetto al picco raggiunto nel 2022. Ma non solo: il merito è anche del miglioramento dell’efficienza produttiva dell’industria. Dopo anni di investimenti, la capacità globale di produzione di batterie è quasi triplicata tra il 2021 e il 2024, raggiungendo i 3 TWh, ossia tre volte la domanda registrata lo scorso anno. Se tutti i progetti annunciati venissero realizzati, nei prossimi cinque anni la capacità produttiva potrebbe triplicare nuovamente.

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La produzione delle batterie è dominata dalla Cina

Il mercato, diventato globale, è nettamente dominato dalla Cina, che oggi produce oltre tre quarti delle batterie vendute a livello globale, e dove nel 2024 i prezzi medi sono calati più rapidamente rispetto a qualsiasi altra parte del mondo (quasi il 30% in meno). Le batterie cinesi sono più economiche del 30% rispetto a quelle prodotte in Europa e del 20% rispetto a quelle nordamericane. Inoltre, il 70% di tutte le batterie prodotte nella storia proviene dalla Cina.

Va da sé che questo fattore − la competenza manifatturiera − crea un vantaggio competitivo incredibile, rafforzato dall’integrazione della catena di approvvigionamento e dalla forte competizione interna (ci sono circa 100 produttori nel paese).

Tra l’altro negli ultimi anni la Cina ha sviluppato batterie per veicoli elettrici basate sulla chimica del litio-ferro-fosfato (LFP), che oggi costano circa il 30% in meno rispetto al loro principale concorrente, le batterie al litio-nichel-cobalto-manganese (NMC).

Dopo aver più che triplicato la loro quota di mercato negli ultimi cinque anni, le batterie LFP rappresentano ormai quasi la metà del mercato globale dei veicoli elettrici, e la loro popolarità dovrebbe continuare a crescere.

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Dagli USA all’Europa, cosa succede nel resto del mondo

Altri paesi stanno rapidamente espandendo la produzione di batterie. Corea e Giappone sono già attori chiave, con una forte competenza nelle batterie NMC e significativi investimenti all'estero. Nel 2024, i produttori coreani hanno fornito oltre il 20% della domanda globale di batterie per auto elettriche, mentre quelli giapponesi ne hanno coperto circa il 7%.

Negli Stati Uniti la capacità di produzione di batterie è raddoppiata dal 2022 grazie agli incentivi fiscali, superando i 200 GWh nel 2024, con altri 700 GWh in costruzione. Tuttavia, la produzione di componenti chiave, come anodi e catodi, è ancora dipendente dalle importazioni.

Anche il Sud-Est asiatico e il Marocco stanno emergendo come hub produttivi. L'Indonesia, la più grande produttrice mondiale di nichel, ha inaugurato nel 2024 il primo impianto di produzione di batterie per veicoli elettrici, mentre il Marocco, con le sue riserve di fosfato e un'industria automobilistica consolidata, ha attirato oltre 15 miliardi di dollari di investimenti nel settore delle batterie dal 2022.

E l’Europa? Nel nostro continente molti produttori stanno rinviando o cancellando i piani di espansione a causa dell'incertezza sulla redditività futura. Secondo la ricerca della IEA, i costi di produzione in Europa sono circa il 50% più alti rispetto a quelli della Cina, e manca una solida catena di approvvigionamento e di lavoratori specializzati. Il fallimento di Northvolt, il più grande investimento europeo in un produttore di batterie locale, evidenzia le difficoltà nel competere con i produttori asiatici.

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