Il quadro della mobilità ferroviaria in Italia si sta gradualmente stabilizzando, dopo gli stravolgimenti occorsi negli anni della pandemia di Covid-19. Nel complesso, aumenta infatti il numero di persone che scelgono di viaggiare in treno, mezzo di trasporto scelto anche grazie a una crescente consapevolezza degli impatti ambientali.
I viaggi in treno, però, presentano talvolta delle criticità legate a vari fattori (le differenze nell’offerta tra le regioni, l’accessibilità dei mezzi pubblici, gli eventi climatici estremi). In questo contesto, va tenuto conto anche del previsto aumento del numero di persone che utilizzeranno i treni quest’anno per raggiungere Roma per il Giubileo 2025.
L’offerta ferroviaria italiana
Secondo i dati raccolti dal rapporto Pendolaria 2025 di Legambiente, basati sull’anno 2023, sono stati 2,47 milioni i viaggiatori e le viaggiatrici che hanno preso giornalmente un treno regionale. Il dato segnala una lenta ma continua ripresa rispetto al periodo prepandemico. Nel 2019, il numero dei viaggiatori al giorno sui treni regionali era infatti pari a 2,87 milioni.
I dati elaborati da Legambiente riportano inoltre che, considerati tutti i gestori, il numero di treni regionali in servizio nel 2023 ammontava a 2.790. Una cifra importante, che riporta ai livelli del 2020, segnalando un aumento della quantità di treni regionali disponibili. Per quanto riguarda l’età media dei treni circolanti, nel 2023 ammontava a 14,8 anni, con una riduzione del 15,8 rispetto all’anno precedente.
Più recenti sono i dati del FS Research Centre, relativi al mese di settembre 2024, secondo cui gli utenti medi che si spostano ogni giorno sono circa 37,2 milioni. Ogni viaggiatore effettua mediamente 2,54 spostamenti al giorno per un totale di oltre 94 milioni di movimenti. Tuttavia, queste cifre – che riguardano un singolo mese – celano una non trascurabile eterogeneità sul territorio nazionale.
In Italia, infatti, ci sono notevoli differenze tra le regioni e i gestori del servizio, che si riflettono sull’offerta dei treni. Diversa è soprattutto la situazione tra Nord e Sud. Secondo il rapporto Pendolaria, se in Lombardia vi sono 2.200 corse offerte ogni giorno, in Sicilia si scende a 469. Va considerato che in Lombardia, che ha un’estensione territoriale inferiore, il numero di abitanti è il doppio (10 milioni contro i 5 milioni della Sicilia), ma la differenza nel numero di corse offerte giornalmente è più del quadruplo (4,7 volte).
Accessibilità e mobilità sostenibile
I divari territoriali nella disponibilità dei mezzi di trasporto in Italia si rispecchiano sul loro effettivo utilizzo da parte delle persone. In particolare, l’Osservatorio Audimob di ISFORT (Istituto superiore di formazione e ricerca per i trasporti), nel 21° Rapporto sulla mobilità degli italiani, ha individuato molte differenze nella cosiddetta quota modale, cioè la percentuale di spostamenti con un certo tipo di mezzo di trasporto.
Per quanto riguarda il trasporto pubblico, la quota modale sale, infatti, al 17,6% nelle grandi città, mentre scende sotto il 5% nei centri minori e nelle aree interne. Le discrepanze permangono anche tra settentrione e meridione: specificamente, la percentuale raggiunge il 12% nel Nord-Ovest contro il 5,5% del Mezzogiorno.
Inoltre, ISFORT calcola anche il tasso di mobilità sostenibile, ovvero la quota di spostamenti effettuati con i mezzi a minor impatto ambientale (muoversi a piedi, in bicicletta o con altri mezzi di micromobilità, o con il trasporto pubblico).
Ne emerge che il tasso di mobilità sostenibile è direttamente proporzionale alla ricchezza dei comuni. Si passa quindi dal 20,6% nei comuni con meno di 15.000 euro di reddito medio per abitante al 39,6% (quasi il doppio) nei comuni con oltre 25.000 euro di reddito medio. I cittadini e le cittadine vengono dunque esclusi da modelli di mobilità sostenibile anche per il proprio reddito.
Sul tema della mobilità sostenibile, un’indagine commissionata a SWG da Trainline afferma che il 46% dei viaggiatori nel 2024 ha considerato l’impatto ecologico nella pianificazione dei propri spostamenti. Nel white paper sono anche evidenziate alcune criticità del trasporto ferroviario, tra cui la limitata accessibilità, segnalata dal 51% degli intervistati, che richiedono migliori collegamenti per un servizio più capillare. A questo dato si aggiunge il 63% che ritiene che l’ottimizzazione dell’offerta dei treni a livello nazionale dovrebbe partire dal Mezzogiorno.
Giubileo 2025: sfide e opportunità
L’anno del Giubileo 2025, inaugurato da Papa Francesco il 24 dicembre 2024, porterà a Roma 35 milioni di arrivi e 105 milioni di presenze, secondo l’Osservatorio sull’economia del turismo delle Camere di commercio.
Stando al white paper di Trainline, il 35% degli italiani che raggiungeranno Roma durante il Giubileo, in particolare chi risiede nelle regioni settentrionali, ha scelto di farlo con il treno. Seguono l’auto e la moto (33%) e l’aereo (17%).
Tra coloro che opteranno per altri mezzi, il treno è stato preso in considerazione nel 68% dei casi, ma la scelta è stata scartata a causa di alcuni fattori critici, quali la comodità percepita (40%), i costi (19%) e i problemi di collegamento (14%), che evidenziano il bisogno di migliorare l’accessibilità e la competitività del trasporto ferroviario.
Va infatti considerato che diverse linee che conducono a Roma sono caratterizzate da frequenti disagi. Tra le dodici “linee peggiori d’Italia” identificate dal rapporto Pendolaria 2025, ben due sono strettamente legate alla capitale. Una è Roma Nord-Viterbo, che si snoda per 101,9 km e ha visto oltre settemila corse soppresse nel 2023 e oltre cinquemila nei primi 10 mesi del 2024, oltre alle biglietterie molto spesso chiuse e alle barriere architettoniche. L’altra linea è Roma-Lido, rinominata “Metromare”, che prevede lavori che dovevano concludersi a primavera 2023 e invece termineranno alla fine del 2025.
D’altra parte, in una nota stampa del 14 gennaio 2025 il Gruppo FS si dichiara “in prima linea” per il Giubileo. Annuncia infatti una serie di interventi di rinnovo che verranno effettuati nelle stazioni nel Nodo di Roma (Fiumicino Aeroporto, Termini, San Pietro, Tuscolana, Aurelia, Trastevere e Torricola), un prolungamento di alcune tratte Intercity, nuovi treni in collaborazione con le Diocesi e altri investimenti nel comune di Roma.
L’impatto degli eventi climatici estremi
Spesso i servizi ferroviari vengono rallentati o interrotti a causa di situazioni anomale, come i 203 eventi climatici estremi che hanno colpito le linee italiane, secondo i dati del rapporto Pendolaria 2025. Il comune di Roma risulta tra i più colpiti: dal 2010 al 31 ottobre 2024, si sono verificati infatti 36 eventi, soprattutto piogge intense e allagamenti, che hanno causato danni alle infrastrutture di trasporto pubblico o interruzioni al servizio.
Questi eventi estremi comportano anche costi considerevoli. Secondo il rapporto del MIMS Cambiamenti climatici, infrastrutture e mobilità, l’impatto economico diretto sulle infrastrutture causato da eventi climatici estremi arriverà a circa 2 miliardi nel 2030 e a 5 miliardi di euro all’anno nel 2050, che corrisponde a un aumento di circa 12 volte il valore del danno attuale.
Ciononostante, come ricorda anche il rapporto Pendolaria, il Gruppo FS sta portando avanti interventi di carattere strutturale e gestionale per far fronte a tali eventi, come l’introduzione del Piano di investimenti per la mitigazione del dissesto idrogeologico, il Piano di installazione di sistemi di allarme dedicati alla protezione dell’esercizio ferroviario e, infine, per quanto riguarda il fronte emergenziale, i Piani Neve e il Piano Estate.
In copertina: immagine Envato