Fare di necessità virtù. In Italia, sul fronte dell’industria cartaria, è sempre stata questa la parola d’ordine. Paese di boschi “poveri”, non particolarmente produttivi in termini di biomassa, la penisola si è dovuta adattare al riciclo per alimentare la produzione di carta e cartone. Un’abitudine che oggi, in tempi di necessaria accelerazione dell’economia circolare, è diventata una delle qualità più apprezzate, per cui l’Italia è tra le eccellenze in Europa. E se i nuovi obiettivi di sostenibilità dell’Unione impongono standard via via più stringenti per la raccolta differenziata, la filiera italiana della carta marcia spedita verso i traguardi fissati.

Lo conferma, anche quest’anno, il rapporto di Comieco, il Consorzio italiano per il recupero e riciclo degli imballaggi a base cellulosica. La raccolta differenziata di carta e cartone continua a crescere, registrando nel 2017 un +1,6% rispetto all’annata precedente. Un risultato che si inserisce nel trend positivo degli ultimi anni e che ha avuto una spinta decisiva soprattutto dal Sud, dove la raccolta è aumentata di oltre il 6%, riducendo significativamente il divario con le regioni del Nord. 

Quantificando, i Comuni italiani hanno raccolto durante tutto l’anno quasi 3,3 milioni di tonnellate di materiale cellulosico, ovvero più di 54 kg per abitante. Di questi, il 45% (circa 1,5 milioni di tonnellate) è gestito direttamente da Comieco. Aggiungendo alla raccolta comunale quella industriale e gli scarti di produzione, la filiera cartaria recupera oltre 6,5 milioni di tonnellate di macero da reimmettere in produzione, portando l’Italia al quarto posto nella graduatoria europea per il reimpiego nei processi produttivi con oltre 5 milioni di fibre usate.

Se già i livelli sono alti, non bisogna però adagiarsi sugli allori. Comieco guarda dunque al futuro prossimo: “L’apertura di nuove cartiere, due già operative – dicono dal Consorzio – potrà aumentare la richiesta di macero, garantendo così un importante sbocco interno al materiale raccolto dai Comuni”. Del resto il trend crescente non può arrestarsi, visti i target fissati per i prossimi anni dall’Unione europea: un tasso di riciclo di imballaggi cellulosici dell’85% entro il 2030. 

 

 

Percezione ed etichette

È fuor di dubbio, insomma, che l’Italia sia una nazione virtuosa nel riciclo di carta e cartone. Eppure gli italiani non lo sanno. Circa l’80% degli abitanti del Bel Paese ritiene ancora la carta responsabile della deforestazione e più della metà non ha idea degli elevati tassi di riciclo ormai raggiunti. Per aiutare l’informazione e insieme per dare agli operatori uno strumento oggettivo ai fini di migliorare l’eco-design e la progettazione circolare, Aticelca– l’Associazione tecnica italiana per la cellulosa e la carta – ha messo a punto un metodo analitico per stabilire l’effettiva riciclabilità di qualsiasi prodotto in carta o cartone, anche stampato, incollato, accoppiato o laminato. Già a partire dal 2011, ci ha lavorato insieme a Comieco, Assocarta, Assografici, Innovhub e Lucense, arrivando nel 2017 all’attuale versione, che presto diventerà uno standard UNI. Il metodo, in pratica, riproduce in laboratorio le fasi di lavorazione del macero, dallo spappolamento fino al foglio di carta finito: si valutano fase per fase le quantità di scarto non cellulosico e la qualità della materia ricavata e infine si esaminano i fogli di prova ottenuti, anche per quanto riguarda la resa estetica e le disomogeneità ottiche. In base a tutte queste caratteristiche, viene poi attribuito un livello di riciclabilità su quattro gradi (da A+ a C). E, a chi ne faccia richiesta, viene rilasciato il marchio “Riciclabile con la carta”: semplice e chiaro.

 

 

La sfida della compostabilità per il packaging alimentare

Il futuro degli imballaggi in carta, e del loro riciclo, passa dal commercio online. Si è parlato anche di questo, in giugno, al convegno di Lucca organizzato dal Centro Qualità Carta. Con la crescita esponenziale dell’e-commerce e del consumo di cibo da asporto (oppure ordinato sul web e consegnato a domicilio) sarà sempre più cruciale infatti, per la filiera del riciclo cartario ma anche per quella del compost, l’eco-design del packaging.

Se da un lato, per l’e-commerce, si va verso una maggiore “sobrietà” e leggerezza degli imballi (per evitare sprechi e per ridurre i costi di trasporto e magazzino), sul fronte delle confezioni alimentari la partita si gioca tutta sulla compostabilità. 

È chiaro che il packaging se contaminato da cibo non possa poi prendere la strada della riciclabilità “meccanica” e finire in cartiera: dovrà essere smaltito per altre vie e sarebbe meglio che lo fosse insieme ai resti di cibo, nel compost. Le innovazioni in questo settore si stanno perciò concentrando sulla sostituzione delle parti in plastica (quelle che in genere ricoprono il cartoncino e sono a contatto diretto con gli alimenti) con biopolimeri, che mantengano le proprietà igieniche prescritte e siano nello stesso tempo compostabili. I packaging biobased, lo ha verificato una recente ricerca dell’Università Bocconi di Milano, potrebbero migliorare la qualità della raccolta differenziata sia della carta che dell’organico. L’impegno, però, deve partire dai produttori di imballaggi e soprattutto da chi li progetta. Anche a questo, dunque, mira l’annuale bando lanciato da Comieco Factory per l’innovazione sostenibile del packaging in carta e cartone. La commissione composta da Comieco, Assocarta, Assografici e Aticelca esaminerà tutte le invenzioni presentate entro il 30 settembre 2018 e assegnerà premi in denaro ai tre migliori brevetti. La circolarità comincia dalle idee.  

 

 

Consorzio nazionale per il recupero e riciclo degli imballaggi a base cellulosica, www.comieco.org