Entro il 2030 l’indotto stimato relativo agli investimenti sull’economia circolare sarà di 4500 miliardi”. Con questo dato Andrea Remartini di Candriam ha presentato alla tavola rotonda organizzata dal Forum per la Finanza Sostenibile le grandi opportunità dell’economia circolare.
È ormai risaputo che senza l’aiuto della finanza pubblica e privata sarà impossibile raggiungere l’obbiettivo climatico di tenere l’aumento della temperatura globale al di sotto dei 1,5° C. Sulla base delle stime di Climate Policy Initiative nel report
Global Landscape of Climate Finance 2021, i finanziamenti per il clima dovranno aumentare di almeno il 590% se si vogliono raggiungere gli obiettivi climatici degli accordi di Parigi.

Cambiare approccio

Durante il webinar del Forum per la Finanza Sostenibile si è discusso delle diverse opportunità di business per gli investitori nell'ambito dell'economia circolare. “Non esiste un percorso circolare migliore che vale per tutte le imprese, dipende da tanti fattori – interviene Andrea Urbinati, direttore del Centro sull'Innovazione Tecnologica e l'Economia Circolare della LIUC Business School - C’è però un tema di approccio all’economia circolare che può valere per tutti. Essendo prima di tutto un’economia, deve essere in grado di creare valore per gli attori e stakeholder che decidono di investire. Solo se si pensa alla creazione di valore economico, si può pensare al tema del riuso e del riciclo”.
Secondo
Francesco Bicciato, direttore generale del Forum per la Finanza Sostenibile, il primo passo verso un approccio circolare è indurre il consumatore a cambiare logica. “Oggi il prodotto migliore è quello che soddisfa le aspettative al prezzo minore. Questa logica deve cambiare – ha detto Bicciato – I consumatori oggi devono considerare le esternalità derivanti dalla produzione del prodotto”.
“Prima veniva considerato circolare un materiale semplicemente etichettato come riciclato – ha detto
Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente – Ora non basta più, ci si deve occupare di tutto il ciclo vita del prodotto. La differenza la fanno quelle imprese che con il loro cambiamento di approccio cercano di risolvere un problema della società”. Un po’ come fa Iterchimica, azienda che produce additivi high-tech per asfalti e tecnologie a ridotto impatto ambientale. “Utilizziamo plastiche riciclate per allungare la vita delle pavimentazioni stradali – ha spiegato Federica Giannattasio, CEO di Iterchimica - Questo si traduce nella riduzione dell’uso di inerti e bitume. Stiamo lavorando ad alternative per trovare fonti di origine non fossile che possano essere utile agli asfalti”.
Cambiare approccio significa anche
ridisegnare dalla testa i prodotti e i modelli di business. “L’aspetto interessante è che ci possono essere diverse tipologie di interventi – ha sottolineato Urbinati - Economia circolare non è sinonimo di riciclo, c’è un problema di tempi e di fasi della filiera che hanno dei costi. Ripensare i prodotti ed estendere il ciclo vita dei materiali più possibile riduce i costi di riciclo”.

Tra Nimby e leggi disomogenee: gli ostacoli “molto italiani” alla circolarità

Secondo Andrea Minutolo i veri ostacoli che rallentano l’economia circolare non sono tecnologici. “I veri problemi sono normativi poiché in Italia abbiamo delle leggi e criteri molto disomogenei. Su alcuni prodotti non ci sono ancora gli end of waste, decreti che disciplinano i criteri per la cessazione della qualifica di rifiuto. Poi a bloccare gli investimenti ci sono spesso le famose sindromi Nimby (Not In My Back Yard, ossia non nel mio giardino) e Nimto (not in my terms of office' cioè 'non durante il mio mandato elettorale) che hanno fatto spesso da deterrente.
È d’accordo anche Federica Giannattasio. “In Italia i criteri ambientali minimi per la pavimentazione stradale non sono ancora stati pubblicati e sono anni che le aziende appaltanti li aspettano per regolarsi. Poi ci sono grosse problematiche a livello locale e regionale – spiega Giannattasio - . Abbiamo due impianti che recuperano fibre di cellulosa da cui si producono asfalti drenanti. La domanda di fibra aumenta ma
i tempi di autorizzativi di recupero di queste fibre di certo non fanno venire la voglia di investire in questi progetti circolari”.

Immagine: Josh Appel (Unsplash)