Allenati, corri e plogga. Questo lo slogan delle qualificazioni alla seconda edizione del Campionato Mondiale di Plogging, recentissima disciplina sportiva che unisce la corsa alla raccolta dei rifiuti abbandonati.
Dal 30 settembre al 2 ottobre, le suggestive Valli Olimpiche di Torino ospiteranno le finali della competizione, che vedranno competere 100 atleti e atlete da tutto il mondo. Una sfida rivolta non solo a sportivi professionisti, ma anche a runner e corridori amatoriali in grado di qualificarsi pubblicando i propri risultati online o correndo maratone preparatorie.
Ma andiamo con ordine. Cos’è esattamente il plogging? Come si pratica? E perché ha avuto così tanto successo in pochi anni? Come si è arrivati, insomma, addirittura al Mondiale nel cuore delle Alpi?

Dalla Svezia alle bacheche Facebook d’Europa

Scarpe da ginnastica, sacco della spazzatura tra le mani e guanti per raccogliere i rifiuti. Non serve altro per cimentarsi nel plogging, sport giovanissimo che da qualche anno invade le bacheche Facebook e i feed Instagram più eco-friendly.
Fare plogging significa raccogliere i rifiuti che si incontrano lungo il cammino mentre si pratica jogging, running o altre attività sportive a contatto con la natura. Un modo per coniugare l’attività fisica, e quindi il benessere della persona, con il benessere ambientale.
Il termine deriva dalla crasi fra la parola inglese “running” e quella svedese "plockaupp", che significa  appunto “raccogliere”, ed è stato coniato nel 2016 dallo svedese Erik Ahlstrom.
In quell’anno Ahlstrom, prima di trasferirsi in un’altra città, decise di ripulire l’area verde in cui era solito allenarsi raccogliendo tutti i rifiuti scovati durante la sessione di fitness. Nel farlo documentò l’impresa attraverso i social, portando involontariamente alla nascita di un vero e proprio trend, prima in Svezia e poi negli altri Paesi del nord Europa.
Il trend è stato presto canonizzato e trasformato in un vero e proprio sport. Disciplina che ha riversato centinaia di sportivi di tutte le età in strada, parchi e boschi per sfidarsi non tanto in velocità e chilometri percorsi, quanto in mole di spazzatura accaparrata e punti guadagnati durante la performance. Uno sport che coniuga i ritmi rilassati del jogging con la competitività e gli obiettivi del running, dove ad alzare l’asticella non è il cronometro, bensì il peso della bilancia ecologica.

I Mondiali di plogging fra i sentieri delle Alpi

Dopo essersi diffuso in tutta Europa a forza di hashtag e condivisioni sui social, il plogging è diventato rapidamente un fenomeno celebre in tutto il Mondo. Negli ultimi sei anni sono nati moltissimi gruppi, associazioni e un gran numero di iniziative indipendenti. Fra queste, la più importante è sicuramente l’istituzione di un Campionato Mondiale.
È l’Italia a firmare l’organizzare della prima edizione, svoltasi all’inizio dell’ottobre del 2021 in val Pellice, nel torinese. L’impatto ambientale della competizione è stato subito evidente: 795 chili di rifiuti raccolti in oltre 1.780 km di sentieri, con una media di quasi mezzo chilo di rifiuto a chilometro. Volendo tirare le somme esatte, ciascuno dei 57 plogger in gara l’anno scorso ha raccolto circa 15 kg di rifiuti.
Dopo il successo del 2021, il Mondiale ritorna anche quest’anno nello scenario naturale dell’arco alpino, con il Comune di Villar Perosa e l'Unione Montana dei Comuni delle Valli Chisone e Germanasca come capofila.
Chi può partecipare e come? Il plogging è uno sport inclusivo, adatto a tutti. Per partecipare al Mondiale però bisogna qualificarsi. Per farlo esistono due vie: delle gare qualificanti sparse per in più Paesi, oppure una challenge virtuale. Nei mesi precedenti alla competizione, infatti, è possibile partecipare a maratone in Grecia, Venezuela, Svezia e, ovviamente, in Italia (come per esempio l'EDF Val Cenis Trail e le 100 miglia del Monviso), abilitanti alla finale. In alternativa, raccogliendo l’invito dell’hashtag #ploggingchallenge, ogni running amatoriale potrà svolgere sessioni di plogging ovunque nel mondo, caricando poi i propri progressi sulla piattaforma dell’iniziativa. In questo modo i 45 runner in cima alla classifica si uniranno agli altri finalisti selezionati attraverso le maratone diffuse.
Il punteggio per accedere e scalare la classifica, chiaramente, tiene conto di più fattori contemporaneamente. Se da un lato vengono valutati la distanza percorsa e del dislivello superato, dall’altro si conteggiano i rifiuti raccolti e il loro equivalente di CO2 non emessa in atmosfera. Così il brick di un succo di frutta varrà più di un mozzicone di sigaretta, e qualche in punto in meno rispetto a una lattina di soda abbandonata.
Partecipare al progetto come plogger è dunque semplice e alla portata di tutti. Ma bisogna affrettarsi, perché la classifica dei runner finalisti della challenge virtuale verranno annunciati alla fine di agosto. Per assistere alla finale, invece, basta attendere la cronaca social del prossimo autunno o – meglio ancora – recarsi a Villar Perosa fra il 30 settembre e il 3 ottobre. Per scattare foto agli atleti e, ovviamente, raccogliere qualche rifiuto con loro.

Immagine: Brian Erickson (Unsplash)