Ci si può immaginare l’industria della plastica portata in tribunale per danni all’ambiente e alla salute umana? Secondo un report dell'organizzazione Minderoo fondata da Andrew Forrest, magnate australiano dell’industria mineraria, è una previsione tutt’altro che improbabile. Il paper, supportato dalla Finance Initiative dell’Unep, ha calcolato i costi sociali e ambientali dell’inquinamento causati direttamente o indirettamente dalle aziende petrolchimiche di produzione e dai marchi di consumo. Danni così onerosi da innescare una probabile ondata di cause legali intentate da cittadini e organizzazioni.
Il report parla di
20 miliardi di dollari che l’industria della plastica rischierebbe di dover sborsare in risarcimenti nei prossimi 8 anni, solo negli Stati Uniti. “I rischi sono concentrati su specifici sottosettori della filiera della plastica – si legge nel documento - principalmente su produttori di additivi chimici e polimeri primari, amplificati dal loro potenziale impatto e la necessità di azioni riparatorie. La discrepanza tra i massicci costi sociali e quelli dei materiali (di gran lunga inferiori), viene quindi considerata notevole e iniqua”.

Le stime sui danni di additivi chimici e microplastiche

L'inquinamento da plastica è caratterizzato da un’estrema complessità a causa del numero di attori coinvolti nella filiera, delle molteplici fonti e punti di esposizione, e del fatto che altri fattori ambientali possono essere implicati. In sostanza è difficile attribuirne le responsabilità.
Per capire le dimensioni, è stato calcolato che la cifra di 20 miliardi è un ordine di grandezza inferiore alle perdite che il settore assicurativo ha subito a causa di
contenziosi legali relativi all'amianto.
Risarcimenti che l'agenzia di rating
AM Best stima ammontino attorno ai 146 miliardi di dollari, ripagati poi nel corso di decenni. Il paper di Minderoo avverte quindi che le cause legate alla plastica potrebbero assumere dimensioni simili.
Esiste un robusto consenso scientifico che collega l’uso di
additivi chimici (oltre 10mila registrati) nella produzione di plastiche a problemi di salute come infertilità, pubertà precoce, problemi di sviluppo e disordini metabolici. Il rapporto stima che i costi sociali globali associati a queste sostanze chimiche legate alla plastica superino i 100 miliardi di dollari all'anno.
Anche
per le microplastiche e nanoplastiche esistono prove su probabili danni alla salute umana. “La stima del costo sociale è limitata a disturbi del tratto gastrointestinale, ma globalmente supera comunque i 10 miliardi di dollari all'anno per via della frequente esposizione ad esse”.

La riposta dell’industria della plastica

Ogni anno vengono prodotte più di 300 milioni di tonnellate di plastica. Almeno 14 milioni di tonnellate finiscono nell'oceano, dove rischiano di essere ingerite dalla fauna marina e quindi entrare nella catena alimentare. Si prevede che i rifiuti di plastica mal gestiti possano crescere da 90 milioni di tonnellate all'anno a fino a 240 nel 2040.
"Come nel caso delle aziende fossili e dell’impatto climatico dei loro prodotti, l’industria della plastica si annovera tra quelle con le maggiori esternalità della storia dell'umanità", ha dichiarato Andrew Forrest, fondatore di Minderoo. Rispondendo ai risultati del rapporto, la Plastics Industry Association sostiene che la plastica è più affidabile delle alternative in termini di costi e sostenibilità e che i contenziosi legali potrebbero ostacolare gli sforzi nel contenere il cosiddetto littering.

Immagine: Naja Bertolt Jensen (Unsplash)