La diffusione di pratiche e principi di economia circolare in Paesi in via di sviluppo si arena spesso contro lo scoglio della mancanza di dati. Ancora di più quando si lavora in contesti informali, come avviene nella maggior parte delle città africane e negli slum che le circondano. Lo sanno bene i funzionari del network internazionale ICLEI - Local Governments for Sustainability, che con la divisione ICLEI Circulars hanno lanciato una piattaforma per lo sviluppo dell’economia circolare nelle aree urbane di tutto il mondo.
Per l’Africa in particolare, dove l’attività di ICLEI si concentra
nelle città di Nairobi, Accra e Cape Town, è stato avviato il progetto pilota Circle City Scan Tool: una piattaforma open data per aiutare città formali e informali del continente ad accelerare la transizione circolare. Un’opportunità per l’ambiente, ma anche per una maggiore equità sociale.
Ne abbiamo parlato con
Jokudu Guya e Solophina Nekesa dell’Africa Hub di ICLEI Circulars.

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ph: @katumbabadru (Hidden Flows contest)

Quali progetti di economia circolare state sviluppando in Africa?
Il team di ICLEI Africa vede l'economia circolare come un'opportunità per supportare una migliore gestione delle risorse raggiungendo l'equità sociale, migliorando la governance urbana e migliorando l'erogazione dei servizi. Abbiamo intrapreso una serie progetti sul capacity building, cercando di interpretare l'economia circolare in un’ottica africana, attraverso testimonianze di esperienze locali e la documentazione di iniziative di economia circolare.
Uno di queste iniziative è il progetto pilota
Circle City Scan Tool, uno strumento data based per guidare lo sviluppo di strategie circolari nelle città africane. Il progetto includerà una serie di casi studio sulla circolarità provenienti da Cape Town, Accra e Nairobi.
Inoltre, ICLEI Africa e
African Circular Economy Network (ACEN), coinvolgendo alcuni opinion leader di varie istituzioni africane, hanno intrapreso un percorso di esplorazione del significato di circolarità nei loro paesi attraverso il Circular Economy in Africa Discussion Paper. L'obiettivo del paper è sviluppare concettualizzazioni condivise di circolarità che risuonano e possano essere applicate nel contesto africano. Stiamo poi collaborando con la Ellen MacArthur Foundation a un documento - l’African Circular Economy Opportunities - che contestualizza le attività e le opportunità dell'economia circolare in Africa in aree tematiche selezionate.
Infine, ICLEI Africa insieme a Nature of Cities, ha organizzato nel 2020 un
concorso fotografico intitolato Hidden Flows. Attraverso il concorso, abbiamo potuto mostrare le storie, le persone e le reti che si nascondono dietro i flussi delle risorse urbane. Nella cornice del modello del metabolismo urbano, questa mostra virtuale ha arricchito il discorso sui flussi di risorse portando dati qualitativi che possono aiutare a dare significato ai numeri per informare il processo decisionale e la definizione di politiche.

Possiamo parlare di un’alleanza tra economia informale ed economia circolare nel cotesto degli slum? Ci sono esempi in questo senso nelle città africane in cui lavorate?
Il rapporto tra economia informale ed economia circolare è emerso, non necessariamente come un'alleanza, ma come un mezzo per i cittadini emarginati per accedere a beni e servizi. L'economia informale nelle città africane risponde alla necessità degli abitanti urbani emarginati di accedere a beni e servizi più economici e accessibili: alloggio, cibo, acqua, energia, mezzi di sussistenza. Qui le persone creano i propri spazi compensando l’assenza o la lentezza di interventi formali da parte dei fornitori di servizi. Attraverso pratiche circolari come il riciclo, il riuso, lo sharing e l'efficienza delle risorse, gli abitanti di insediamenti informali sono in grado di accedere facilmente ai bisogni di base, avere mezzi di sussistenza e contribuire indirettamente alla conservazione delle risorse.
Per le città africane, ci sono varie opportunità per applicare i principi dell'economia circolare nelle piccole e medie imprese emergenti, molte delle quali nel settore informale. È importante però sostenere queste imprese e assicurarsi che abbiano i mezzi per prosperare. Per farlo hanno bisogno di
soluzioni finanziarie e transazionali innovative e accessibili (come Mobile Money in Uganda, Mpesa in Kenya o varie iniziative di microcredito), formazione per sviluppare nuove competenze, capacity buinding per supportare lo sviluppo del business, e non da ultimo necessitano di politiche che supportino e legittimino le innovazioni informali.

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ph: @ainazo (Hidden Flows contest)

In quanti modi un’economia informale può essere circolare?
Ci sono molti modi. Tra le aree in cui l'economia informale diventa circolare possiamo includere naturalmente il settore del riciclo e del recupero dei rifiuti (ad esempio i raccoglitori di rifiuti in città come Johannesburg, Kampala, Cape Coast), il commercio informale di generi alimentari, i mercati di abbigliamento di seconda mano e il settore della raccolta dei rifiuti elettronici in Ghana e Nigeria.

Esistono dati sulle pratiche circolari già avviate in città come Accra, Nairobi o Cape Town?
Una delle principali sfide che la maggior parte delle città africane sta attualmente affrontando è l'accesso a dati che siano raccolti e condivisi in modo adeguato. Alcune città come Cape Town hanno fatto passi da gigante nell'investire in infrastrutture per raccogliere e processare i dati, ma hanno bisogno di supporto per dare significato ai numeri e inquadrarli nel processo decisionale. Attraverso il progetto pilota Circle City Scan Tool abbiamo osservato che le città hanno ancora una capacità limitata di raccogliere e analizzare i dati richiesti. Questo strumento fornisce allora dati che sono scalati a livello metropolitano sulla base delle statistiche nazionali: un sistema utile per ottenere una stima piuttosto attendibile per ciascuna città, nonostante la limitatezza dei dati disponibili.
Tuttavia, è necessario sperimentare anche altre forme di
raccolta di dati qualitativi, utilizzando ad esempio strumenti visivi come la fotografia (come abbiamo fatto nel concorso Hidden Flows) ed esplorare ulteriormente come dare un significato a questi dati per informare il processo decisionale.
Per migliorare le loro pratiche circolari, le città africane hanno dunque bisogno di investire nei dati: è necessaria la capacità di raccogliere, archiviare, analizzare e diffondere i dati e sono necessarie competenze per sviluppare piattaforme
aperte e accessibili.

Secondo voi che cosa si può imparare dall’economia di slum e insediamenti informali che possa essere applicato a un modello di città futura?
Attraverso l'economia informale, possiamo imparare a valorizzare le risorse urbane limitate, in particolare i rifiuti, in accordo con tre dei principi chiave della circolarità: riuso, riduzione e recupero. L'economia informale ci insegna il valore delle risorse favorendo la loro efficienza nell'uso, riuso e recupero attraverso attività come la raccolta differenziata, la raccolta dei rifiuti, la rivendita dei rifiuti e i mercati di seconda mano di abiti ed elettronica. Possiamo anche imparare ad aggiungere valore ai prodotti riutilizzando i materiali di scarto per creare nuovi prodotti come vestiti, elettronica e materiali da costruzione.
L'esistenza e il continuo emergere di nuovi insediamenti informali sottolinea la necessità per le città future di diventare più accessibili in termini di mezzi di sussistenza, beni e risorse, in particolare per le fasce più emarginate della società. L'economia circolare ha il potenziale per migliorare l'efficienza e la gestione delle risorse urbane, raggiungendo allo stesso tempo l'equità sociale.

Per approfondimenti sull'economia informale e l'economia circolare degli slum, leggi l'inchiesta sul numero 36 di Materia Rinnovabile, dedicato alle Città circolari.

Immagini tratte dal concorso Hidden Flows.