“Che cosa stai facendo, Doc?”, chiedeva Marty McFly allibito osservando il Dottor Brown scaraventare bucce di banana e lattine di soda nel serbatoio della sua DeLorean. “Ci serve carburante!”, rispondeva Doc, come se nulla fosse.
Era il 1985 e in film come “Ritorno al futuro” si pensava ottimisticamente che nel 2015 le automobili non solo avrebbero volato, ma sarebbero state alimentate da carburante facilmente reperibile dai cassonetti della spazzatura a bordo strada. Nessuna benzina futuristica o propellente in plutonio, no.
Solo semplici e comunissimi rifiuti.
E se nel 2022 le macchine purtroppo non volano ancora, alcune di loro possono essere effettivamente alimentate, anche se indirettamente, dai rifiuti. Attualmente, infatti, le produzioni di biogas e biometano derivati dal trattamento della frazione organica stanno diventando una realtà sempre più diffusa per l’alimentazione dei mezzi. Un modo per trasformare lo scarto in risorsa e rimetterlo in circolo in un loop virtuoso.
È questo uno degli obiettivi alla base del progetto di economia circolare di Contarina, società a partecipazione pubblica attiva nella raccolta dei rifiuti nella provincia di Treviso, e di Liquigas, primo operatore nella distribuzione di GPL (gas di petrolio liquefatto) e GNL (gas naturale liquefatto) in Italia: trasformare i rifiuti raccolti dai netturbini in carburante per i loro stessi automezzi.

Carburante green per i netturbini di domani

Contarina e Liquigas hanno da poco concluso la prima fase del progetto per l’utilizzo futuro del biometano derivato dal trattamento dei rifiuti organici. Parliamo quindi della parte umida dei rifiuti, in prevalenza scarti e residui alimentari, proprio come la buccia di banana profetizzata dagli sceneggiatori del cult anni Ottanta.
Nell’ottobre del 2021 è stato inaugurato un nuovo impianto di erogazione e stoccaggio del GNL e del GNC prodotti dal trattamento della frazione organica, pensato appositamente per il rifornimento degli automezzi dei netturbini di Contarina. I rifiuti utilizzati, infatti, sono quelli già raccolti dall’azienda e accumulati nell’impianto di compostaggio di Trevignano, in Veneto, da cui i netturbini attingeranno per “fare benzina” prima di andare alla volta dei quarantanove comuni in cui prestano servizio ambientale.
La realtà trevigiana sceglie così la via dell’economia circolare e fa un piccolo passo avanti verso la creazione di una flotta aziendale più sostenibile. L’azienda, che ha già da tempo avviato un percorso di riconversione da diesel a metano per i propri mezzi, punta ora ad avere il 60% della flotta alimentata con carburante green. Si parla, insomma, di 360 veicoli su 600 alimentati con gas naturale compresso, da fonte fossile, che potrà però essere convertito prima in biogas e poi in biometano.

Oltre il fossile, alla ricerca di una via sostenibile

Rapportato al gasolio, il gas naturale liquido produce il 20% in meno di emissioni di anidrite carbonica e minimizza quelle di anidrite solforosa e di particolato atmosferico (particelle organiche e inorganiche sospese nell’aria, a oggi il maggior inquinante nelle aree urbane), fino al 95% in meno. Si riduce, inoltre, anche l’inquinamento acustico.
Il GNL viene utilizzato solo per il rifornimento dei mezzi più grandi. Per quelli più piccoli, come i mezzi a vasca e doppia vasca dedicati alla raccolta porta a porta dei rifiuti, il gas viene compresso e trasformato in gas naturale compresso (GNC), altro combustibile fossile.
L’obiettivo è di riuscire lentamente ad abbandonare le fonti fossili a favore di quelle rinnovabili, come appunto il biometano ottenuto dalla trattamento della frazione organica e, in altri casi, dalle biomasse agricole e agroindustriali.
La nuova sezione dell’impianto di Trevignano prevede quindi la digestione anaerobica dei rifiuti umidi (circa 50.000 tonnellate annue). Attraverso questo processo si produrrà prima il biogas e poi – con un upgrading – il biometano, con una previsione annua di 4 milioni standard metro cubo annui. Di questi una parte verrà direttamente immessa in rete e una parte verrà invece liquefatta. Quel biometano liquido verrà poi trasportato verso un altro impianto di stoccaggio nella provincia di Treviso, quello di Spresiano, per alimentare i mezzi di raccolta della società.

Un patto pubblico-privato

Per immaginare e realizzare in grande, si sa, servono quante più idee e risorse possibili. E in casi fortunati la barriera fra pubblico e privato si abbatte, a beneficio di un obiettivo di sviluppo economico comune.
In questo caso, un servizio necessario come la raccolta porta a porta dei rifiuti differenziati può essere reso non solo più efficiente, bensì autosufficiente e green grazie a un sodalizio tra un soggetto pubblico e uno privato.
“Il settore privato – spiega a Materia Rinnovabile Andrea Arzà, Amministratore Delegato di Liquigas – è in grado di fornire le proprie capacità manageriali, commerciali e innovative nella progettazione, nel finanziamento, nella costruzione e nella gestione di infrastrutture di pubblica utilità, ottenendo un ritorno economico”.
“La realizzazione dell’impianto di Spresiano – aggiunge – è la dimostrazione che la cooperazione fra società pubbliche e player privati, attraverso strumenti che consentono di investire senza gravare sulle finanze pubbliche, è un asset strategico per lo sviluppo del territorio e il raggiungimento di benefici diffusi e duraturi”.

Immagine: Ben Neale (Unsplash)