Entra in vigore il 10 ottobre 2022 il nuovo regolamento della Commissione europea relativo alla plastica riciclata negli imballaggi alimentari che prevede migliori meccanismi di controllo dei processi di riciclo e decontaminazione e una maggiore trasparenza. Tuttavia, senza una revisione del quadro normativo globale relativo agli imballaggi alimentari, avvertono gli osservatori, la legislazione europea non è ancora capace di assicurare la sicurezza chimica dei materiali a contatto con gli alimenti; in particolare di prevenire la presenza di multiple sostanze tossiche che sono attualmente presenti negli imballaggi in plastica (vergine o riciclata che sia) e che migrano dagli imballaggi agli alimenti.

È stato adottato il 15 di settembre il nuovo regolamento relativo ai materiali e oggetti in plastica riciclata destinati a venire al contatto con i prodotti alimentari regolamento (UE) 2022/1616 della Commissione europea, con l’obiettivo di garantire la sicurezza chimica e microbiologica. La nuova norma entra in vigore il 10 ottobre 2022 e da luglio 2023 non sarà più possibile immettere sul mercato plastiche riciclate certificate tramite leggi nazionali, ma sarà necessario che siano state prodotte tramite “un’adeguata tecnologia di riciclo” che rispetti le nuove regole, armonizzate a livello europeo, per garantire la qualità dei processi di riciclo e decontaminazione. Per garantire una maggiore trasparenza, il nuovo regolamento istituisce un registro unico dell’Unione dei riciclatori e degli impianti di riciclo e decontaminazione. Secondo quanto riportato da ENDSEurope, durante l’iter di approvazione del regolamento “Estonia, Francia e Italia si sono astenute, mentre tutti gli altri governi hanno votato a favore” del regolamento.

La parola al comparto del riciclo plastica

Luca Stramare, Plastic Packaging and Recycling Specialist a COREPLA, il Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica, dice a Materia Rinnovabile: “Le plastiche sono l’unico materiale a contatto con alimenti per il quale esiste una normativa dettagliata che prevede requisiti di composizione, presenza di impurità, limiti di migrazione nell’alimento e comunicazione nella filiera, molto stringente. Questo regolamento detta le regole che i processi di riciclo devono rispettare per essere in grado di produrre plastiche di riciclo utilizzabili in maniera sicura a contatto con gli alimenti e lo fa con lo stesso approccio sistematico che caratterizza la normativa relativa alle plastiche vergini. […] Questo nuovo regolamento è particolarmente aperto all’innovazione. Regole e responsabilità chiare, unitamente a un sistema di controlli, rappresentano un beneficio per le aziende trasformatrici e per i consumatori, poiché incrementano il livello di fiducia nella sicurezza degli imballaggi per alimenti in plastica contenenti materiale riciclato.”
Sentito da
Materia Rinnovabile, l’Istituto Italiano dei Plastici ha detto che il nuovo regolamento è “allo studio” e non ha rilasciato una dichiarazione.

Una normativa globale sui materiali a contatto alimentare obsoleta

Zero Waste Europe esprime preoccupazione per la capacità del nuovo regolamento sulle plastiche riciclate (UE) 2022/1616 di assicurare la sicurezza chimica dei materiali per la salute umana. Questo regolamento prevede migliori meccanismi di applicazione e specifiche più dettagliate per alcune regole per i controlli dei processi di riciclo e decontaminazione, tuttavia la nostra preoccupazione fondamentale è che questa nuova normativa ‘assicura’ di essere in grado di garantire la sicurezza per la salute umana basandosi sul rispetto dell’articolo 3 dell'obsoleto quadro normativo sui materiali a contatto alimentare (regolamento 1935/2004 CE), che è meno protettivo di altri regolamenti comunitari sulle sostanze chimiche. Inoltre, il nuovo regolamento sulla plastica riciclata non stabilisce come la sicurezza debba essere raggiunta, né come possa essere dimostrata”, dicono a Materia Rinnovabile Lauriane Veillard, Chemical Recycling and Plastic-to-Fuels Policy Officer, e Dorota Napierska, Policy Officer on Toxic-Free Consumption & Production di Zero Waste Europe. Inoltre, il nuovo regolamento “non è sufficientemente efficace nel prendere in considerazione i possibili effetti combinati delle sostanze chimiche che migrano dai materiali a contatto con gli alimenti. In particolare non considera che la tossicità totale derivata dalla combinazione di diverse sostanze potrebbe essere maggiore della tossicità delle singole sostanze.
In una
lettera aperta inviata a febbraio a Stella Kyriakides, Commissario europeo per la salute e la sicurezza alimentare, una coalizione di 21 ONG, tra cui Zero Waste Europe, aveva invitato la Commissione a “procedere con urgenza alla revisione completa del regolamento quadro sui materiali a contatto con gli alimenti (1935/2004 CE) per garantire l'eliminazione delle sostanze chimiche pericolose” negli articoli primari e in quelli riciclati a contatto con gli alimenti. Le ONG chiedevano che ogni iniziativa sulle plastiche riciclate fosse intrapresa solo dopo la revisione del regolamento quadro e solo dopo che fosse stata garantita la comprensione di tutti i rischi e gli impatti legati all’uso di plastica vergine fossero stati adeguatamente affrontati.

Quasi 400 sostanze chimiche ‘molto pericolose’ a contatto con gli alimenti

Il Food Packaging Forum, fondazione di ricerca indipendente che si occupa delle sostanze chimiche nei materiali a contatto con gli alimenti e degli impatti ambientali degli imballaggi, condivide la preoccupazione per la decisione della Commissione di adottare il nuovo regolamento sulle plastiche riciclate prima di avere rivisto il regolamento quadro sugli imballaggi alimentari. “Abbiamo dimostrato che almeno 388 sostanze chimiche attualmente in uso nella produzione di materiali a contatto con gli alimenti (plastiche ma anche altri) sono ‘molto pericolose’ secondo quanto stabilito dalla Strategia sulle sostanze chimiche per la sostenibilità dell’UE. Il nostro studio rivela anche che i monomeri plastici pericolosi migrano dagli imballaggi agli alimenti. Quindi la Commissione deve occuparsi di queste sostanze chimiche pericolose negli imballaggi alimentari in plastica con la massima priorità!”, dice a Materia Rinnovabile Jane Muncke, direttore generale del Food Packaging Forum, citando un articolo pubblicato all’inizio di settembre sulla rivista scientifica Journal of Hazardous Materials.

Scarsa applicazione dei controlli previsti dalle normative europee

Nel 2016 il Parlamento europeo aveva pubblicato una risoluzione sulla implementazione del regolamento materiali a contatto alimentare (regolamento 1935/2004 CE, al cui articolo 3 si rifà il nuovo regolamento sulle plastiche riciclate) nella quale riconosceva che “l'attuale paradigma per la valutazione della sicurezza dei materiali a contatto con gli alimenti è insufficiente, in quanto vi è una generale sottovalutazione del ruolo delle di questi materiali nella contaminazione degli alimenti e una mancanza di informazioni sull'esposizione umana”.
Uno studio scientifico pubblicato a maggio di quest’anno dal Food Packaging Forum e i cui risultati sono disponibili anche in un database interattivo, ha repertoriato 2881 composti chimici presenti nei materiali a contatto con gli alimenti, di cui per il 65% non era noto in precedenza che fossero usati in materiali a contatto con gli alimenti. “Il nostro lavoro ha mostrato che le plastiche riciclate, anche quelle utilizzate come imballaggi alimentari, hanno maggiori probabilità di contenere livelli più elevati di sostanze chimiche pericolose conosciute rispetto alle plastiche vergini. Il nuovo regolamento sulle plastiche riciclate si basa sull'attuale regolamento UE per i materiali plastici a contatto con gli alimenti (UE 10/2011). Ma questo regolamento, a sua volta, delega la valutazione della sicurezza dei prodotti plastici finali all'industria con un'applicazione molto limitata [delle buone pratiche di produzione previste dalle normative]. Un problema ricorrente che è stato ripetutamente denunciato dagli esperti - dice a Materia Rinnovabile Jane Muncke - Soprattutto le sostanze non intenzionalmente aggiunte (NIAS) rappresentano una sfida e molte rimangono sconosciute, anche nelle plastiche vergini. Con il nuovo regolamento sulle plastiche riciclate, abbiamo ragione di aspettarci che questo status quo continui. Ciò significa che le plastiche, sia vergini che riciclate, non saranno valutate correttamente per la loro sicurezza e saranno immesse sul mercato senza che gli Stati membri abbiano la capacità, né i mezzi tecnici, per valutarle appieno.”

Le nuove tecnologie di riciclo e il riciclo chimico

Secondo il nuovo regolamento sui materiali e oggetti in plastica riciclata destinati a venire al contatto con i prodotti alimentari (UE 2022/1616), l'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) dovrà valutare i processi di riciclo per verificare e stabilire le regole applicabili al controllo di qualità della plastica riciclata e alla sua applicazione da parte delle autorità pubbliche dei vari paesi. Le tecnologie di riciclo considerate “adeguate” al momento includono il riciclo meccanico del PET (con autorizzazione dei singoli processi) e il riciclo da circuiti di prodotti che si trovano in una catena chiusa e controllata dove esiste uno schema di riciclaggio. Il regolamento apre anche la porta a nuove tecnologie, tra le quali il riciclo chimico.
“Il riciclo chimico costituisce una grande opportunità, ma non è la panacea di tutti i mali. Sicuramente rappresenta un’ottima soluzione per la gestione a riciclo della frazione di imballaggi (e di plastiche in genere) che non sono riciclabili con i processi di riciclo meccanico convenzionali e che oggi vengono avviati a recupero energetico. In quest’ottica, il riciclo meccanico e quello chimico diventano soluzioni complementari e non in competizione tra loro. Dal momento che le plastiche ottenute dai processi di riciclo chimico presentano le stesse caratteristiche di quelle vergini, i processi di riciclo chimico sono particolarmente vantaggiosi per produrre materie prime seconde da destinare ad applicazioni a contatto con gli alimenti partendo da tipologie di rifiuti di imballaggi per le quali questo oggi non è possibile con processi di riciclo meccanico”, dice a Materia Rinnovabile Luca Stramare.
“Le tecnologie attualmente classificate sotto l’etichetta di ‘riciclo chimico’ sono molto diverse e comportano un ampio spettro di opportunità e preoccupazioni. Noi facciamo una differenza tra riciclo chimico e recupero chimico. Per ‘riciclo chimico’ consideriamo solo le tecnologie di ritrattamento chimico che convertono i rifiuti plastici in materiali plastici. Il processo di conversione dei rifiuti plastici in molecole attraverso la decomposizione termica (in particolare pirolisi e gassificazione) è classificato come ‘recupero chimico’. La mancanza di dati e di informazioni trasparenti ostacola una valutazione completa dell'impatto sulla salute della pirolisi, come mostrato nell'ultimo rapporto dell’Agenzia europea per le sostanze chimiche, ECHA. […] Per questo - concludono Lauriane Veillard e Dorota Napierska - è fondamentale adottare un approccio precauzionale nei confronti dei prodotti che derivano da queste tecnologie prima di conoscerne l'impatto ambientale e sanitario.

Immagine: S. Well (Unsplash)