Se si parla di clima, i risultati delle prossime elezioni politiche del 25 settembre saranno fondamentali. Il futuro governo non dovrà solo rispondere all’urgenza della crisi energetica e dell’attuazione delle misure del PNRR. Transizione ecologica, costruzione di un’economia decarbonizzata, gestione degli impatti climatici e delle questioni sociali sono solo alcuni dei temi caldi che spiegano il ruolo decisivo che avrà il nuovo esecutivo. Questa volta la scienza del clima non può certo rimanere a guardare e scende in campo per aiutare i cittadini a riconoscere i partiti impegnati seriamente sul cambiamento climatico.
Materia Rinnovabile
, in anteprima, ha potuto analizzare i risultati del progetto Indice di Impegno Climatico per le Elezioni Politiche 2022. Lo studio, promosso da Climalteranti e Italian Climate Network è una vera e propria pagella in ottica ambientale dei programmi elettorali realizzata da un gruppo super partes di 20 scienziati ed esperti di politiche del clima e energia.
Quali partiti saranno promossi?

Lo studio e i criteri

Viviamo in quella che il Patto di Glasgow sul Clima della COP26  ha definito la “decade critica” per le azioni climatiche. Ora anche i cittadini italiani iniziano ad accorgersene. Così, rispetto al passato - forse a causa delle recenti ondate di calore, della tragedia del ghiacciaio della Marmolada o in generale grazie a uno qualunque dei 132 eventi estremi registrati sul territorio nazionale nei primi 7 mesi del 2022 – i programmi elettorali delle forze politiche presentati ufficialmente al Ministero dell’Interno sembrano dare maggiore spazio alle questioni climatiche. Eppure, per il cittadino non è facile districarsi. I documenti elettorali sono spesso molto lunghi e di difficile interpretazione. Lo studio promosso dalla onlus Italian Climate Network e Climalteranti nasce proprio per semplificare e garantire maggiore trasparenza.
Sotto la
direzione di Stefano Caserini, Docente di Mitigazione dei Cambiamenti Climatici del Politecnico di Milano, 20 esperti del clima e di politiche ambientali hanno messo al vaglio i programmi elettorali. Per farlo si sono serviti di dieci diversi criteri. Il primo è la centralità, ovvero se il cambiamento climatico è presente in modo prioritario anche nelle parti iniziali e principali del programma o invece in modo sporadico o in una posizione del tutto marginale. È stata poi valutata la settorialità, cioè quanto il tema del cambiamento climatico è interconnesso allo sviluppo socio economico e industriale. Il terzo parametro valuta invece l’ambizione rispetto agli obiettivi di riduzione delle emissioni, in linea con l’Accordo di Parigi ratificato nel 2016 dal nostro Parlamento. Sono poi stati valutati gli impegni in termini di fuoriuscita dalle fonti fossili, investimenti pubblici per la mitigazione del cambiamento climatico, anche in termini di coordinamento alle politiche europee. Infine, completano l’analisi equità e disuguaglianza, distrazioni, negazionismo e inattivismo.

Le pagelle sul clima: Alleanza Verdi-Sinistra al primo posto; fanalino di coda la coalizione di Centro-Destra

I criteri sono serviti a tradurre in numeri le promesse dei partiti e a condensarle in una media finale, da 1 a 10, dove 6 non vale la “sufficienza” e 10 è il voto massimo attribuibile e rappresentante l’impegno a rispettare l’Accordo di Parigi – e quindi limitare il riscaldamento globale ben al di sotto di 2°C, facendo uno sforzo per fermarsi a 1,5°C. I risultati  mostrano Alleanza Verdi e Sinistra e Partito Democratico ai primi due gradini del podio, rispettivamente con 9,3 e 8,6 punti, dimostrando così un alto indice di impegno climatico. Con un punteggio di 4,1, il più basso di tutti, occupa invece l’ultima posizione il programma presentato dalla coalizione Fratelli d'Italia-Lega Salvini Premier - Forza Italia - Noi moderati.
Sempre al primo posto Alleanza Verdi e Sinistra (9,7), rispetto la centralità del tema del cambiamento climatico nelle proposte depositate – seguite da Partito Democratico e Unione Popolare. Va però sottolineato che,
per quanto riguarda la fuoriuscita dalle fonti fossili, il Partito Democratico presenta il suo indicatore più debole (7,3), aspetto che invece dovrebbe essere cruciale nell’azione climatica.

Leggi e proposte concrete per il clima: l’analisi di ECCO

La crisi climatica è entrata a pieno titolo nella politica italiana. Dello studio portato avanti da Italian Climate Network e Climalteranti, questa è sicuramente la conclusione che più dà speranza. I dati raccolti, che dimostrano l’assenza di posizioni apertamente negazioniste, sono confermati anche da un’altra recentissima analisi, pubblicata  da ECCO, think tank italiano indipendente per il clima, che ha esaminato i pilastri principali delle politiche del clima proposte dai partiti. Gli esperti di ECCO ci dicono ad esempio che solo PD e Verdi-Sinistra hanno presentato una proposta di una legge quadro sul clima, strumento legislativo adottato da molti paesi europei, che abbia l’obiettivo di armonizzare e guidare tutti i provvedimenti legislativi.
Per quant
o riguarda invece il divisivo tema dell’energia, ECCO ricorda la tutt’altro che circostanziata proposta della coalizione di centro destra – e ciò motiva ulteriormente il pessimo indice di impegno climatico delineato dagli esperti ICN-Climalteranti - di sfruttare tanto il nucleare quanto i limitati giacimenti nazionale di gas per rispondere alla aumento della domanda e guidare la transizione.
In generale, conclude ECCO, a fronte del riconoscimento del tema clima, emerge l’urgenza per la politica di
collegare in maniera trasparente il raggiungimento degli obiettivi con le politiche e le misure nei diversi settori dell’economia e società della società. Insomma, per permettere agli italiani di andare al voto in maniera clima-consapevole, i partiti in queste ultime settimane dovranno evitare di mascherare dietro a un generico “pragmatismo” l’inazione o la scelta di determinate tecnologie, senza specificare costi e tempi di realizzazione.
Tra cinque anni, tutto ciò farà la differenza tra
l’aver agito o un rassegnato “qui una volta era tutta campagna elettorale”.

Immagine: Unsplash