Numeri importanti quelli del Sesto Rapporto sulla Bioeconomia in Europa, realizzato da Assobiotec, Intesa Sanpaolo e Cluster Spring: nel 2018 in Italia si è generato fatturato per 345 miliardi di euro, dando lavoro a ben due milioni di persone (includendo sia la gestione e il recupero dei rifiuti biocompatibili sia il ciclo dell’acqua). Terzo posto in Europa per volume di affari, dopo Germania (414 miliardi) e Francia (359 miliardi). Una crescita spettacolare, con oltre 7 miliardi in più rispetto al 2017 (+2,2%), grazie in particolare al contributo della filiera agroalimentare. E per il 2020 la bioeconomia potrebbe essere una delle leve della ripresa, componente fondamentale dell’economia circolare.

Bastioli e Porro: cogliere le opportunità del Green New Deal

Per Catia Bastioli, AD Novamont e Presidente Cluster SPRING, “il momento che stiamo attraversando è particolarmente complesso e per una ripartenza reale ed efficace abbiamo il dovere di aumentare la nostra resilienza e di accelerare il processo verso la bioeconomia circolare. La sfida è soprattutto strategica e di creazione di connessioni tra piattaforme di innovazione esistenti, alimentando molteplicità di nuove iniziative. Il Green New Deal è un’imperdibile opportunità soprattutto se sapremo adattare gli obiettivi europei alle necessità dei nostri territori, con una strategia a lungo termine che sia in grado di produrre effetti anche nel breve termine”.
Secondo
Danilo Porro, docente di Biotecnologie industriali all’Università degli Studi di Milano Bicocca e componente del consiglio direttivo del Cluster nazionale della Chimica verde, “l’ultimo Rapporto sulla Bioeconomia conferma come questo settore abbia un peso rilevante sul valore della produzione nazionale. È davvero essenziale continuare a investire nella nostra bioeconomia circolare e sostenibile, per realizzare compiutamente quella decarbonizzazione che ci chiede anche l’Europa nel quadro del Green New Deal, ma che è innanzitutto un dovere verso tutti i cittadini”.

Bioeconomia e filiera agroalimentare

In questo rapporto si è dedicata particolare attenzione alla filiera agroalimentare, che contribuisce ad oltre la metà del valore della produzione e dell’occupazione. Il sistema agro-alimentare italiano si posiziona ai primi posti in Europa, con un peso sul totale europeo del 12% in termini di valore aggiunto e del 9% in termini di occupazione. Un settore dinamico come dimostrano i numeri sulle start-up innovative, ben 941, pari all’8,7% di quelle iscritte a fine febbraio 2020 al Registro Camerale (quota che sale al 17% per le iscritte dei primi due mesi del 2020), con oltre il 50% dei soggetti operativi nella R&S e nella consulenza.
Presentando il rapporto,
Laura Campanini di Intesa Sanpaolo, ha detto che “la logica circolare è un fattore cruciale per lo sviluppo della bioeconomia: l’Italia ha sviluppato buone pratiche ed esperienze innovative e in alcuni territori ha ottimizzato virtuosamente la raccolta differenziata, il riciclo e il riutilizzo di biocomponenti. I rifiuti organici prodotti dalla filiera agroalimentare sono una fonte importante di biomassa e rappresentano una risorsa da valorizzare piuttosto che uno scarto da smaltire. La sostenibilità della filiera agroalimentare è strettamente legata sia al modello produttivo e di consumo sia alla riduzione degli sprechi e alla valorizzazione degli scarti. La dotazione di impianti e gli assetti normativi e regolamentari sono cruciali per garantire la chiusura del cerchio in modo sostenibile”.