La transizione (economica, ecologica, culturale, circolare?) richiede tecnologie e saperi tecnici tanto quanto soft-skill di ogni tipo. Nuovi saperi economici, conoscenza dei processi di governance, nuovi linguaggi e modelli di comunicazione, nuovi software e modelli cognitivi e interpretativi. Conoscenze a cui corrispondono figure professionali che offrono questi servizi per aiutare imprese, governi, comunità, singoli cittadini a navigare nei processi di cambiamento legati alla decarbonizzazione, al decoupling tra risorse e sviluppo, alla riduzione degli impatti sulla biodiversità. Mapparli e raccontarli tutti richiederebbe ben più delle 64 pagine di questo numero (e sicuramente sarà così dato che il tema sconfinerà anche nei prossimi numeri di Materia Rinnovabile). Ma questo numero è particolarmente prezioso perché sposta l’accento dalle tecnologie, dai materiali, dai processi sui saperi.

Professioni e strumenti a servizio della transizione circolare

La conoscenza è potere spiegava il filosofo Michel Foucault ed è alla base dei processi di contropotere e di formazione delle identità. Per questo al primo posto dei servizi per la transizione (economica, ecologica, culturale, circolare) c’è chi crea e promuove conoscenza. Da un lato ricercatori, formatori, sviluppatori, che testano ipotesi, formulano teorie, decostruiscono scienze consolidate, dall’altro evangelisti, comunicatori, intellettuali, storyteller, che creano nuovi linguaggi, nuovi immaginari, nuove narrative per aiutare a ripensare come vogliamo costruire il mondo, come vogliamo interpretare la nostra economia. Se da una parte ci sono incubatori, università, centri di ricerca, think tank che spaziano dai materiali alla finanza, dai software all’industria e agricoltura rigenerativa, dall’altra ci sono creativi, scrittori, e analisti. Come Ken Webster, autore dell’incredibile The Wonderful Circle of Oz: a Circular Economy Story, che utilizza una rivisitazione dell’allegoria di Frank Baum per mettere in discussione l’economia e la finanza invitando a un ripensamento di essa, come ai tempi del gold standard. Una storia a volte può essere più potente di cento paper scientifici e avere un effetto dirompente e inaspettato.
Allo stesso tempo c’è bisogno dei grandi professionisti, innanzitutto inseriti nel mondo della finanza che siano in grado di portare avanti la rivoluzione Esg e non trasformarla in un’operazione di greenwashing come tante multinazionali vorrebbero al servizio del vecchio mondo del Capitale. Serve un mondo finanziario attivo (e attivista) nel mondo dell’economia reale, in grado di scardinare il virus neoliberista che porta a speculare sui prezzi del gas di fronte a un conflitto e a una situazione che rischia di mettere in ginocchio migliaia di imprese dell’economia reale (si legga l’intervista a Hans Stegeman, chief investment strategist di Triodos Investment Management). C’è una disconnessione persistente di un pezzo dell’economia dalla realtà e dall’evidenza della crisi climatica, delle materie prime, della biodiversità che va estirpata con forza, creatività, innovazione e coraggio. Dal mondo delle startup e degli incubatori (che ci racconta Giorgio Kaldor) arrivano sempre grandi idee, siano piattaforme di scambio collaborativo fino ai servizi di consulenza sulle certificazioni per discernere il falso sostenibile e ai digital twins che permettono di testare ipotesi tecnologiche in tempo reale. L’innovazione è, senza ombra di dubbio, l’altra grande forza che guida la trasformazione, specie quella più radicale e creativa. Trasformazioni che vanno raccontate, come illustra la nostra caporedattrice Giorgia Marino attraverso una comunicazione intelligente (di cui si premura in ogni numero Materia Rinnovabile) che cerchi sempre nuovi registri, media e linguaggi per massimizzare l’impatto dei nuovi sapere.
Questi sono alcuni dei servizi imprescindibili che rendono attuabili le tecnologie e le trasformazioni industriali, e senza i quali non potrebbero essere messe a terra. Come ogni anno a novembre-dicembre Materia Rinnovabile sarà a Ecomondo, in Italia e alla Cop sul clima, quest’anno a Sharm-el-Sheik in Egitto per intervistare e conoscere le idee più originali e innovative e prepararsi ad alcune trasformazioni importanti per il 2023 che annunceremo al cambio di calendario.
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Immagine: Lyman Hansel Gerona (Unsplash)

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