Nella riflessione complessa dello sviluppo sostenibile a volte viene meno l’indicizzazione delle priorità. Prima il cambiamento climatico o l’inquinamento da microplastiche? È più importante affrontare il tema delle terre rare o tutelare le mangrovie? In un sistema complesso come quello terrestre a volte sfugge la risposta, non certo facile. Ma su un elemento l’evidenza è inconfutabile: l’acqua.
Fonte di vita, di prosperità, di energia, di biodiversità; vittima del clima e arma del cambiamento climatico, quando è troppa o troppo poca; base dell’alimentazione, bene comune conteso, sempre in procinto di essere privatizzato per biechi interessi; simbolo religioso, principio morale, gioia e piacere, fondamento della bellezza; fonte di igiene o foriera di morte; solvente formidabile, ingrediente industriale, base di lavorazione.
Dal
mondo marino delle acque salate ai ghiacci alpini in via di estinzione, nei fiumi e nei laghi, nelle tubature, nella pioggia, l’acqua è l’elemento prioritario per ognuno di noi, per ogni servizio ambientale, per ogni produzione industriale o alimentare. Per questo abbiamo voluto dedicare questo numero di Materia Rinnovabile al più importante dei “materiali”.

Diritto all’acqua, innovazione e gestione circolare

Siamo partiti da un concetto fondamentale, quello del diritto all’acqua, ben raccontato dall’intervista al brillante Special Rapporteur per l’acqua delle Nazioni Unite Pedro Arrojo-Agudo, che ribadisce che “il valore dell’acqua non è il suo prezzo”. I tentativi di privatizzazione e finanziarizzazione di questa risorsa costituiscono un rischio importante per l’accesso a questo bene, inclusi i suoi usi igienico-sanitari.
Creare un mercato dei futures sull’acqua, come accaduto in California, o insistere per una gestione privatistica delle utilities, depriva tutti noi delle risorse economiche da investire in infrastrutture idriche a prova di futuro che, invece di andare nella creazione di un modello circolare della gestione idrica, rischiano solo di soddisfare gli azionisti. Nel
dossier sui Paesi Bassi vediamo come questa nazione abbia creato meccanismi pubblico-privati efficienti, dando spazio all’innovazione e all’accesso all’acqua. Nei prossimi anni vedremo importanti passi avanti nella gestione e nella depurazione dell’acqua, dalla quale si possono recuperare materiali ed energia in maniera intelligente. Così come vedremo importanti evoluzioni nel mondo dell’industria, che consentiranno di minimizzare gli impatti idrici.
Serve infine lavorare sul concetto di
acqua circolare in agricoltura, garantendone qualità e quantità. In Europa sussiste ancora uno stato chimico scadente delle acque dovuto all’uso diffuso di nitrati e pesticidi, mentre le criticità riscontrate sotto il profilo quantitativo derivano principalmente da un’estrazione eccessiva per l’irrigazione, soprattutto nell’Europa meridionale. Per questo è necessario spingere il riutilizzo delle acque reflue in agricoltura riducendo l’estrazione, come chiarisce Francesco Petrucci spiegando le iniziative legislative europee. Come spiega Alessandro Russo, amministratore delegato di Gruppo Cap, servono tanta ricerca e tanta conoscenza per creare un’economia circolare dell’acqua: su questo tocca a imprese e utilities ricercare e innovare, usando le risorse economiche generate da una giusta tariffa dell’acqua, ponderata sulla capacità di risparmio idrico e sulle disponibilità economiche delle famiglie.
Diritto all’acqua pubblica, innovazione, ricerca, tariffe giuste e buona governance sono la ricetta “semplice” per un problema complesso come l’acqua. Metterle a terra non sarà facile. Ma le risposte al problema non sono più rimandabili.

Immagine: Wikimedia Commons

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