L’economia circolare italiana è al palo. Così come, del resto, quella europea e quella globale.
I risultati del
IV Rapporto nazionale sull’economia circolare, realizzato dal CEN - Circular Economy Network, la rete promossa dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, in collaborazione con Enea non sono incoraggianti. Dai dati, riferiti al 2020, emerge infatti che nessuno dei Paesi europei analizzati ha migliorato il tasso di produttività e circolarità delle risorse e anche l’Italia, che pure mantiene il suo primato nel riciclo, non ha centrato l’obiettivo di disaccoppiamento tra crescita economica e uso delle risorse.
Eppure, in una congiuntura storica che vede una preoccupante
crisi dell’approvvigionamento di materie prime, sarebbe di vitale importanza spingere sull’economia circolare per recuperare le risorse che servono all’interno degli stessi cicli produttivi.

Disaccoppiare la crescita e il consumo di risorse: obiettivo mancato

Le nostre economie sono fragili perché per aspetti strategici dipendono da materie prime localizzate in larga parte in un ristretto gruppo di Paesi. È un nodo che rischia non solo di soffocare la ripresa ma di destabilizzare l’intera economia con una spirale inflattiva. Ed è qui che l’economia circolare può fare la differenza trovando all’interno del Paese le risorse che è sempre più costoso importare”. Così Edo Ronchi, presidente del Circular Economy Network, ha presentato martedì 5 aprile il IV Rapporto nazionale sull’economia circolare. “L’obiettivo che l’Italia si deve porre – ha aggiunto - è raggiungere il disaccoppiamento tra crescita e consumo di risorse”.
Obiettivo che sembra ancora lontano, e non solo per l’Italia. I dati dell’ultimo Circularity Gap report a questo proposito parlano chiaro: tra il 2018 e il 2020 il tasso di circolarità dell’economia mondiale è sceso dal 9,1% all’8,6%. Negli ultimi cinque anni i consumi sono invece cresciuti di oltre l’8% (superando i 100 miliardi di tonnellate di materia prima utilizzata in un anno), a fronte di un incremento del riutilizzo di appena il 3% (da 8,4 a 8,65 miliardi di tonnellate). Insomma, più del 90% delle risorse e delle materie prime estratte dagli ecosistemi vengono consumate senza essere riciclate: in una parola, sprecate.
Neanche
l’Italia, che pure nel quadro delle principali economie europee è sempre ai primi posti come tasso di circolarità, è riuscita a disaccoppiare la crescita e il consumo di risorse. “Ciò significa che Pil e consumo di materiali viaggiano in parallelo: la ripresa del 2021 mostra come i due valori si stiano riportando sugli stessi livelli precedenti alla pandemia”, si legge nel rapporto.
Naturalmente strumenti e iniziative non mancano, ma quello che servirebbe ora è un piano organico che coordini e metta in rete di tutti gli attori,
come ha sottolineato il direttore del Dipartimento sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali di Enea, Roberto Morabito. “La simbiosi industrialeha spiegato - è uno degli strumenti più potenti che possiamo utilizzare a supporto della transizione circolare dei nostri sistemi produttivi con grandi vantaggi ambientali, economici e sociali. Come avviene in altri Paesi, sarebbe quanto mai opportuno che anche l’Italia si dotasse di un Programma nazionale per la simbiosi industriale per massimizzarne le potenzialità e assicurare tracciabilità e contabilità delle risorse scambiate”. E a questo proposito, “Enea dal 2010 ha sviluppato una Piattaforma e una metodologia di lavoro che hanno permesso di realizzare progetti con oltre 240 aziende e individuare circa 2mila potenziali trasferimenti di risorse tra loro”.

I numeri del IV rapporto nazionale sull’economia circolare

Nel dettaglio, il rapporto di CEN ed Enea ha analizzato le performance nel 2020 delle 5 maggiori economie europee: Italia, Francia, Germania, Polonia e Spagna.
In media in Europa sono state consumate nel primo anno di pandemia circa 13 tonnellate pro capite di materiali. Le differenze fra i Paesi analizzati sono consistenti: si va dalle 7,4 tonnellate per abitante dell’Italia alle 17,5 della Polonia. La Germania è a quota 13,4 tonnellate, la Francia a 8,1, la Spagna a 10,3.
Per nessuno dei cinque Paesi, tuttavia, si è registrato un incremento nella produttività delle risorse, che per l’Europa si attesta su una media di 2,1 euro di PIL per kg di risorse consumate.
Anche per il
tasso di utilizzo di materia proveniente dal riciclo (che misura il contributo dei materiali riciclati alla domanda complessiva di materia) le differenze sono notevoli: a fronte di una media europea del 12,8%, la Francia (prima in classifica) registra un 22,2%, l’Italia 21,6%, la Germania 13,4%, la Spagna 11,2% e, ultima, la Polonia 9,9%.
Sul fronte del
riciclo dei rifiuti, l’Italia è ancora al primo posto nell’Unione europea con un tasso di riciclo del 68%.
Ma ci sono settori in cui il nostro Paese perde decisamente il podio. Ad esempio per il consumo di suolo, dove è superato solo dal primato negativo della Germania. “Nel 2018 – si legge nel report - nella UE a 27 Paesi risultava coperto da superficie artificiale il 4,2% del territorio. La Polonia era al 3,6%, la Spagna al 3,7%, la Francia al 5,6%, l’Italia al 7,1%, la Germania al 7,6 %”.
Anche
per l’ecoinnovazione siamo agli ultimi posti: nel 2021 dal punto di vista degli investimenti in questo settore l’Italia appare al 13° posto nell’UE con un indice di 79.
Infine, il settore della
riparazione, dove l’Italia, rispetto al 2010, ha perso quasi 5.000 aziende (circa il 20%).
Tirando le somme dei dati raccolti dal Rapporto, risulta comunque che
l’Italia e la Francia sono i Paesi che fanno registrare le migliori performance di circolarità, totalizzando 19 punti ciascuno. In seconda posizione, staccata di tre punti, si attesta la Spagna con 16 punti. Decisamente più contenuto è l’indice di performance di circolarità della Polonia e della Germania che ottengono, rispettivamente 12 e 11 punti.

Immagine: Robby Mccullough (Unsplash)