Oggi è la Giornata Internazionale delle Foreste, un evento indetto dalle Nazioni Unite per celebrare le foreste e sensibilizzare sulla loro importanza. È un'aggiunta relativamente recente al calendario delle celebrazioni ufficiali: l'Assemblea generale delle Nazioni Unite ha proclamato per la prima volta l’International Day of Forests il 21 marzo del 2012.
Indipendentemente
dal livello di consapevolezza che si ha della questione, la Giornata internazionale delle foreste può sembrare una passeggiata nel parco. Chi non ama le foreste, gli alberi e tutte le creature che ci vivono? Chi non sa che gli alberi e le foreste sono uno dei principali modi in cui il pianeta assorbe l'anidride carbonica, rendendo la riforestazione una strategia di riferimento per mitigare la crisi climatica?
Per quanto ne so, non esist
e nessuna lobby che sia contro la riforestazione.
Secondo
la FAO, in occasione della Giornata internazionale delle foreste, "i paesi sono incoraggiati a intraprendere sforzi locali, nazionali e internazionali per organizzare attività che coinvolgono foreste e alberi, come campagne di piantumazione di alberi".
Non. Così. Veloce.
Un albero sano è
praticamente una tecnologia a emissioni negative che molti ricercatori vedono come la prima linea di difesa contro i rischi climatici. Ma nonostante il discreto fascino esercitato dal piantare un albero come azione positiva per il pianeta e le tante Trillion Trees Initiatives che stanno mettendo radici in tutto il mondo, i benefici dei programmi di piantumazione sono sempre più messi in discussione. All'idea accattivante di “piantare” una via d'uscita dalla crisi climatica si contrappone la preoccupazione che il piantare alberi, se fatto male, possa invece esacerbare il problema.
La crescente comprensione della scienza alla base della piantumazione di alberi sta mettendo in crisi alcuni programmi aziendali. Innumerevoli aziende hanno abbracciato
la riforestazione (ripiantare aree dove un tempo sorgevano alberi) e la forestazione (piantare alberi in luoghi in cui generalmente non c’erano) come soluzioni evergreen che affrontano contemporaneamente le pubbliche relazioni, il coinvolgimento dei dipendenti e le strategie net-zero creando al contempo posti di lavoro nelle comunità locali.
Ma
visto che siamo sempre più consapevoli dei rischi sempre maggiori legati al clima, potrebbe essere il momento di ripensare al modo in cui questi programmi sono progettati e implementati.

Le radici del problema

La piantumazione di alberi è un settore in forte espansione, stimolato in parte dalle campagne dei governi di tutto il mondo e da decine di multinazionali, da Amazon a Zurich Insurance. Quasi 2 miliardi di alberi vengono piantati ogni anno, secondo le statistiche raccolte da diverse fonti, incluso l’UNEP (il Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente). Gli stessi studi hanno stimato che 158 milioni di alberi vengono ripiantati ogni mese a livello globale. Sono circa 5 milioni di alberi al giorno, 7.000 al minuto.
L'industria, infatti, sta crescendo così rapidamente che c'è una carenza di alberelli da piantumare in alcuni paesi, compresi gli Stati Uniti, dove i
vivai dovranno raddoppiare la produzione per fornire altri 1,7 miliardi di piantine all'anno per soddisfare la domanda. Secondo Joe Fargione, direttore scientifico di The Nature Conservancy, l'aumento della produzione di piantine richiederà l'espansione dei vivai, l'aumento della forza lavoro del settore, l'aumento della capacità di raccolta e stoccaggio dei semi e il miglioramento delle pratiche pre e post-piantumazione.
Dunque qual è il problema nel piantare alberi? Nessuno, a patto che
si pianti l'albero giusto nel posto giusto, che si faccia riferimento a solide conoscenze scientifiche e che l’albero non lo si pianti semplicemente ma lo si coltivi nel tempo.
Ma spesso non è ciò che accade nella vita reale, in particolare con iniziative di massa di piantumazione di alberi sponsorizzate da aziende, governi, organizzazioni no profit e tecno-miliardari.
I media sono pieni di
storie su iniziative di piantumazione di alberi andate male. Nel 2020, ad esempio, il Guardian ha riferito di un'iniziativa sostenuta dal governo in Turchia che ha stabilito un Guinness World Record per aver piantato più di 300mila alberelli in una sola ora. Ma meno di tre mesi dopo, il 90% degli 11 milioni di alberelli erano morti, poiché piantati nella stagione sbagliata con precipitazioni insufficienti per sostenerne la crescita.
La cura e il nutrimento insufficienti per gli alberi appena piantati è solo uno dei problemi. Un altro, probabilmente più grande, è il
piantare alberi dove non sarebbero presenti naturalmente, minacciando così la biodiversità e l'approvvigionamento idrico. Piantare alberi nelle regioni innevate, ad esempio, può aumentare l'assorbimento della radiazione solare, portando potenzialmente a un aumento del riscaldamento.
Un altro tipo di problematiche si verifica quando i piantatori di alberi tentano di
sostituire le foreste native con piantagioni redditizie. Un rapporto dello scorso anno di Science News ha esaminato un progetto globale volto a ripristinare 865 milioni di acri entro il 2030. Ha scoperto che se tutti gli 865 milioni di acri potessero ricrescere come foresta naturale, sequestrerebbero circa 42 miliardi di tonnellate di carbonio entro il 2100. Ma se il territorio venisse riempito di colture commerciali di un solo tipo di albero, il potenziale di stoccaggio del carbonio scenderebbe a solo circa 1 miliardo di tonnellate.
Inoltre, precisano gli scienziati,
piantare in ecosistemi con una copertura arborea naturalmente rada, come savane e torbiere, può distruggere la biodiversità degli ecosistemi terrestri che contribuiscono alla mitigazione e all'adattamento ai cambiamenti climatici. Prevenire la distruzione dell'ecosistema, invece, è la soluzione climatica naturale più conveniente.

Come evitare la confusione

Alla luce di tutto ciò, come possono le aziende dare un svolta ai loro programmi di piantumazione di alberi? Per cominciare, affrontando una serie di preoccupazioni scientifiche, politiche, sociali ed economiche.
Un documento di lavoro del 2020 del
World Agroforestry, un istituto internazionale con sede a Nairobi in Kenya, delinea alcune sfide per le iniziative di riforestazione e forestazione. Ad esempio le seguenti:

- Il ciclo di pianificazione è spesso troppo breve. La maggior parte dei progetti opera in un breve lasso di tempo (da uno a tre anni), mentre la maggior parte delle specie arboree richiedono almeno cinque anni per diventare alberi stabili che sequestrano il carbonio.
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L'ambito di pianificazione è molto ristretto. Per assicurarsi che gli alberi crescano effettivamente, è necessario considerare numerosi problemi chiave della gestione prima e dopo la semina.
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Si possono far crescere alberi anche senza piantarli. Ci si può cioè concentrare su meccanismi di rigenerazione naturale in grado di proteggere un territorio dai fattori esterni che ostacolano la crescita degli alberi.
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C'è un divario tra "quel che si fa" e "quello che vogliono le comunità". La narrativa utilizzata per convincere gli agricoltori a coltivare alberi potrebbe non corrispondere ai loro interessi in materia di alberi da frutto, specie da foraggio o specie da legno, e quindi rendere gli agricoltori riluttanti a prendersi cura degli alberi piantati.
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Manca la conoscenza di cosa serve per far crescere gli alberi. Molti progetti di ripristino forestale non riescono a raggiungere i loro obiettivi perché il ripristino è spesso considerato costoso e può richiedere molti anni per ottenere i risultati desiderati.
Queste e altre sfide possono fornire una degna tabella di marcia su come garantire il successo di un programma.
"Le iniziative di piantumazione di alberi sono una parte fondamentale degli impegni di riforestazione ed essenziali in aree troppo degradate per potersi ristabilire da sole", ha spiegato l'anno scorso alla CNBC
Michael Becker, direttore delle comunicazioni di 1t.org, un gruppo creato dal World Economic Forum per promuovere gli investimenti privati nella piantumazione di alberi,. "Utilizziamo il termine grow (crescere) per sottolineare che mettere semplicemente una piantina nel terreno non è sufficiente: quell'albero deve essere sostenuto fino alla maturità per raggiungere il suo pieno potenziale. Deve anche essere la specie giusta, piantata nelle giuste condizioni, basandosi su solidi dati scientifici."
Insomma, tutti i vari programmi di piantumazione di alberi che coinvolgono i dipendenti, incentrati sulla comunità, che fidelizzano i clienti e servono a posizionare un'azienda come “salvatrice dell'ambiente” potrebbero in realtà non ottenere tutti i vantaggi che declamano. Come al solito, quella che sembra essere una soluzione climatica economica e rapida potrebbe essere tutt'altro.

Immagine: Arnaud Mesureur (Unsplash)

Questo articolo è stato pubblicato su Greenbiz.com