Secondo la Banca Mondiale, le discussioni strategiche sulla gestione dell’acqua non tengono in debito conto le strategie dell’economia circolare. È necessario cambiare approccio, creando sinergie anche con l’industria e il settore agricolo.

I fornitori di servizi di approvvigionamento idrico e igienico-sanitari, che spesso sono enti pubblici, stanno affrontando un rapido aumento della domanda di acqua nelle aree urbane. I cambiamenti climatici aggravano gli stress idrici esistenti e stanno già avendo un effetto misurabile sul ciclo idrico urbano, alterando la quantità, la distribuzione, i tempi e la qualità dell’acqua disponibile. È quindi necessario trasformare il modo in cui sono gestiti i servizi idrici, al fine di renderli affidabili, efficienti, sicuri e sostenibili. Per questa ragione, nel settembre 2021 è stato pubblicato il report della Water in Circular Economy and Resilience (Wicer), un’iniziativa che fa capo al Water Global Practice, il gruppo per le pratiche di gestione delle risorse idriche della Banca Mondiale, e che è finanziata dalla Global Water Security & Sanitation Partnership (Gwsp). L’obiettivo di questa iniziativa è di stabilire una comprensione comune dei principi dell’economia circolare e della resilienza nel settore dell’acqua urbana, e di sostenere i vari paesi nell’attuazione di tali principi.
Il progetto Wicer nasce da una precedente iniziativa, Wastewater. From Waste to Resource, sul riutilizzo delle acque reflue in America Latina, condotta dalla Banca Mondiale e pubblicata in un report nel 2018”, racconta Carlo Alberto Amadei, co-leader del report Wicer e specializzato nei progetti volti a portare acqua potabile e soluzioni per il trattamento delle acque reflue alle comunità dell’America Latina presso il Water Practice della Banca Mondiale. L’iniziativa ha coinvolto gli attori in un processo partecipativo, con numerose consultazioni e workshop con gli stakeholder che lavorano su progetti di gestione delle acque reflue. I risultati sono stati presentati in diverse conferenze internazionali, aumentando la consapevolezza sulla questione e promuovendo il dialogo tra i governi, le organizzazioni internazionali e il settore privato. “Questo report ha suscitato moltissimo interesse tra i nostri clienti e nei paesi in via di sviluppo, molti governi ci hanno chiesto di saperne di più. Nel team di lavoro c’erano le condizioni e il desiderio per portare il progetto al livello successivo, trasportandolo a una scala globale e su una visione della circolarità che andasse oltre le sole acque reflue, catturando così l’intero ciclo dell’acqua.”

Acqua, risorsa sottovalutata

Secondo il rapporto Wicer, nonostante l’economia circolare sia emersa in risposta all’attuale modello lineare insostenibile, fino a oggi il settore dell’acqua non è stato incluso nelle discussioni ad alto livello sulla strategia dell’economia circolare. “Penso che ci siano tre fattori che spiegano perché il settore dell’acqua è stato un po’ trascurato rispetto ad altri”, spiega Amadei. “Quando il pubblico pensa all’economia circolare pensa ai rifiuti solidi, come per esempio la plastica. Al riciclo di questo prodotto si dà un valore, ed è sicuramente un’industria che ha alle spalle grandi movimenti di denaro. Ma, soprattutto, si basa su una regolamentazione esistente. Per il settore dell’acqua, in molti dei paesi in cui lavoriamo, i regolamenti e le normative non ci sono. L’assenza di un quadro normativo ostacola lo sviluppo della circolarità nel settore idrico e non tutti possono realizzare partenariati pubblico-privato (Ppp).” Oltre che con i governi, quindi con il settore pubblico, la Banca Mondiale lavora anche con il settore privato grazie alla sua agenzia di Società finanziaria internazionale (International Finance Corporation – Ifc).
“L’Ifc ha avviato un’iniziativa, chiamata Scaling ReWater, con cui sta cercando di coinvolgere il settore privato nel business del riutilizzo delle risorse dalle acque reflue. Questo significa creare la giusta regolamentazione e i giusti scenari d’investimento, grazie a cui attirare il capitale privato. Il secondo fattore – continua Amadei – è il
carattere conservatore del settore idrico. Naturalmente, è necessario assicurare un servizio che non può venire meno. In generale, penso che il settore sia consapevole della trasformazione in corso, ma vuole assicurarsi che l’idea della circolarità sia matura prima di agire effettivamente in questo senso. Finora, questo cambiamento non è avvenuto e ha avuto luogo solo in pochi contesti. Infine, come terzo fattore, dobbiamo essere trasparenti e onesti con noi stessi: l’acqua è una risorsa fortemente sottovalutata. Perché qualcuno dovrebbe voler recuperare valore da qualcosa a cui noi non ne diamo? Per esempio, in molti luoghi dove stiamo lavorando – nel mondo in via di sviluppo ma anche in quello sviluppato – la non-revenue water (quantità di acqua che viene ‘persa’ prima di raggiungere il cliente) è superiore al 50%. In pratica, si tratta il 100% della risorsa, ma meno del 50% raggiunge i clienti. Avete mai sentito parlare di un business dove si producono 100 magliette ma poi se ne vendono meno di 50 perché le altre vanno perse durante il processo? Certamente, anche questo aspetto dipende dal contesto. Ci sono paesi come la Danimarca, che ha una delle tariffe per l’acqua più alte, dove un metro cubo – mille bottiglie d’acqua – costa 10 dollari. Ma in molti posti, un metro cubo d’acqua costa meno di un dollaro.”

La proposta della Banca Mondiale per una nuova struttura dei servizi idrici

Basandosi sullo stato dell’arte e a partire dall’esperienza dei casi studio applicativi considerati dalla Banca Mondiale, il report Wicer sviluppa e propone una nuova struttura di interazione e gestione dei servizi idrici, per aiutare i professionisti a incorporare i principi dell’economia circolare e della resilienza nelle politiche e strategie di pianificazione, di prioritarizzazione degli investimenti, di progettazione e in quelle legate all’operatività.
La struttura Wicer individua anche i
tre risultati principali che si ottengono dalla sua applicazione: fornire servizi resilienti e inclusivi, progettare l’eliminazione dei rifiuti e dell’inquinamento, e preservare e rigenerare i sistemi naturali. Per il loro raggiungimento, sono quindi indicate le azioni chiave necessarie, tre per ciascun risultato. È necessario diversificare le fonti di approvvigionamento, ottimizzare l’uso delle infrastrutture esistenti, pianificare e investire per affrontare le incertezze. I servizi idrici devono essere efficienti dal punto di vista energetico e usare energie rinnovabili, ottimizzare le operazioni e recuperare le risorse. Infine, a chiusura del cerchio, si devono incorporare soluzioni basate sulla natura, ripristinare terreni e bacini idrici degradati e ricaricare e gestire le falde acquifere. Per Amadei, “l’economia circolare è delineata in modo vago, ci sono molte definizioni. Noi ci siamo riferiti soprattutto a quella della Ellen MacArthur Foundation, per la quale l’economia circolare ha l’obiettivo di utilizzare al meglio le risorse e minimizzare gli sprechi, proteggendo allo stesso tempo il nostro ambiente naturale”.
Dai
casi studio applicativi (San Paolo in Brasile, Dakar in Senegal, Portogallo, Gaza, Chennai in India, Indonesia, Phnom Penh in Cambogia e Lingyuan in Cina) emerge come le aziende idriche che hanno rivalutato il potenziale delle loro infrastrutture hanno ottenuto enormi risparmi negli investimenti di capitale successivi, riducendo al contempo i consumi di acqua ed energia e aumentando il numero di persone che hanno accesso ai servizi. Gli esempi discussi nel rapporto dimostrano che l’applicazione di questo quadro al settore idrico fornisce non solo benefici ambientali che contribuiscono al raggiungimento di diversi Obiettivi di sviluppo sostenibile (Sdgs), ma anche risultati sociali ed economici che possono aiutare a collegare il territorio e a riunire i settori attraendo finanziamenti dal settore privato.

Una soluzione intra-regionale e inter-settoriale

Nonostante sia stato sviluppato per essere usato principalmente da pianificatori e responsabili delle decisioni nell’approvvigionamento idrico urbano e nei servizi igienico-sanitari, il quadro Wicer riconosce le sfide da affrontare a scala intra-regionale e può essere usato per coinvolgere le parti interessate tra i differenti settori.
Dal report emerge come le aziende idriche che recuperano risorse dalle
acque reflue e collaborano con il settore privato hanno creato un nuovo flusso di entrate vendendo energia, acqua e fertilizzanti con cui coprire i costi operativi. Sul territorio, le aree periurbane e le piccole città possono giocare un ruolo critico nel collegare il mondo rurale e quello urbano – diventando per esempio gli utenti finali delle acque reflue trattate e di altri sottoprodotti delle acque reflue per scopi agricoli. A questi risultati Amadei aggiunge “che, come regola generale, le industrie sono quelle che molto probabilmente avrebbero la possibilità di pagare per ricevere le acque reflue trattate. Per l’agricoltura, invece, sarà difficile far pagare un costo aggiuntivo all’agricoltore che può prendere l’acqua necessaria a poco prezzo da un pozzo o dalle acque superficiali. L’esercizio che però dobbiamo fare qui è quello di intercettare le entrate per la vendita dei servizi, ma anche considerare gli effetti sull’ambiente. Quando diciamo che l’acqua è sottovalutata, intendiamo che lo sono anche i suoi effetti collaterali. Ignoriamo che quando si scaricano le acque reflue senza trattarle spesso si creano molti danni alle persone e all’ambiente. Quindi, per esempio, avere acque reflue trattate ma non così pulite da poter essere usate per i processi industriali, ma abbastanza pulite da poter essere usate in agricoltura, sarebbe comunque meglio che scaricarle senza trattamento alcuno in un fiume, e questo anche senza avere un flusso di entrate dall’agricoltore.
Utilizzando il quadro Wicer, si possono identificare opportunità e sinergie, mitigando i compromessi e riunendo le parti interessate. La struttura proposta può procedere in parallelo e influenzare il cambiamento con azioni circolari e resilienti anche tra i vari settori, poiché l’acqua è una risorsa per molti. “Voglio sottolineare che la circolarità parla anche di
approvvigionamento idrico, andando oltre quello che è solo il riutilizzo delle acque reflue”, aggiunge Amadei. Esistono le condizioni per pratiche migliori in agricoltura (come l’implementazione di tecniche di irrigazione efficienti, la raccolta dell’acqua piovana, la gestione dei terreni agricoli e l’uso dei fertilizzanti), nel settore industriale (come il riutilizzo e il riciclo dell’acqua nelle operazioni industriali e l’adozione di processi senza acqua e a scarico zero), e a livello domestico (come l’adozione di elettrodomestici efficienti dal punto di vista idrico, il recupero del calore dalle acque reflue e, anche in questo caso, la raccolta dell’acqua piovana).

Inclusione dei paesi a basso e medio reddito

Per raggiungere tutti i suoi benefici, un sistema idrico circolare e resiliente deve garantire che tutti abbiano accesso all’acqua e ai servizi idrici, abbracciando quindi il tema dell’inclusività. Molti elementi del quadro portano già ad avere servizi più inclusivi, e mirano a fornire una guida su come arrivare agli obiettivi in base al ritmo di ogni paese e a seconda delle condizioni locali.
Si potrebbe pensare che il Wicer sia implementabile dai soli paesi ad alto reddito o una volta che “le basi” sono state soddisfatte. Sarebbe senz’altro irrealistico pretendere l’applicazione di tutti i concetti del quadro a breve termine, poiché la maggior parte dei paesi a reddito elevato non sono nemmeno vicini a essere completamente circolari e resilienti. Dove i sistemi sono già in essere, gli attori dovranno valutare e dare priorità a quali interventi Wicer avrebbero il maggiore impatto, adattandoli in modo corretto.
Tuttavia, mentre i paesi in via di sviluppo continuano a crescere e a urbanizzarsi, quelli a medio e basso reddito devono essere
sostenuti nella loro transizione verso un’economia circolare in modo che anche i gruppi vulnerabili beneficino di questi interventi. Sulla base delle esperienze raccolte dal Water Global Practice della Banca Mondiale, Amadei afferma che “non c’è una formula magica ma, per esempio, gli interventi di efficienza energetica o di riduzione delle perdite di acqua nei sistemi di approvvigionamento e di distribuzione hanno un tempo di ritorno economico del capitale iniziale speso molto rapido. In Indonesia abbiamo sperimentato dei casi in cui questo tempo di ritorno è stato inferiore a un anno. Si tratta di vincoli ambientali, sociali e di capacità. Per esempio, in posti come Lima, dove non sono presenti grandi quantità di acque sotterranee, forse si dovrebbe prendere in considerazione l’opportunità di ricaricare le falde idriche. In altri casi, come a Boston, dove piove un giorno sì e uno no, tale azione non avrebbe senso. In aree come l’America Latina, il 70% dell’acqua viene semplicemente scaricata nei fiumi o negli oceani, e le acque reflue non vengono trattate. È senz’altro un problema da affrontare, ma è difficile andare da zero a cento. Dovremmo iniziare con il piede giusto, permettendo un processo graduale, per dare ai paesi il tempo di sviluppare le loro capacità”. Dove le infrastrutture e le opere devono ancora essere progettate e costruite, ci sono le opportunità per introdurre il quadro Wicer e sviluppare sistemi efficienti. Con le giuste condizioni, questi paesi potrebbero fare un balzo in avanti rispetto a quelli ad alto reddito, che sono impigliati in sistemi lineari, e sviluppare sistemi circolari e resilienti fin dall’inizio.
Il progetto Wicer della Banca Mondiale ha ottenuto ottimi risultati, con un’attenta risposta da parte dei paesi interessati. Il Water Global Practice è pronto per un ulteriore passo in avanti in tema di supporto ai governi e agli attori del settore idrico urbano. “Abbiamo un bagaglio di conoscenze su cui stiamo lavorando per
creare uno strumento di valutazione che permetterà agli operatori, alle città e ai pianificatori di essere guidati nel panorama dell’economia circolare e definire le priorità sulle azioni da intraprendere”, spiega Amadei. “Lo strumento fornisce una serie di checklist che guardano il quadro normativo, i vincoli ambientali, o se c’è la possibilità di un flusso di entrate dalle acque reflue. Dati i diversi contesti, ci saranno diverse risposte, sulla cui base sarà possibile definire una linea di azione.” Una visione a lungo termine in cui il pieno valore dell’acqua è riconosciuto e catturato è quindi possibile per tutti quei paesi che pianificano i loro servizi idrici e igienico-sanitari urbani, riconoscendo il potenziale delle città di essere leader del cambiamento.

Immagine: Matheo Jbt (Unsplash)

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