Il PNRR è pronto a prendere il volo. L’Iter voluto da Draghi però ha deluso molti stakeholder e lasciato perplessi tanti cittadini. Materia Rinnovabile ha voluto ragionare a freddo con Rossella Muroni, del nuovo raggruppamento parlamentare Facciamo Eco.

RossellaMuroni

Quali sono le novità positive contenute nel PNRR?
C’è ad esempio il grande capitolo dello sviluppo dell'agricoltura sostenibile, poi la realizzazione di comunità energetiche nei piccoli comuni, la produzione del biometano, i progetti di riforestazione urbana e periurbana, il finanziamento per la bonifica dei SIN. Sicuramente i titoli ci sono, il problema è però l'allocazione delle risorse. In generale, una cosa positiva che si può dire su questo PNRR è che si tratta di un fatto storico: mai così tanti soldi sono stati messi tutti insieme sulla questione ambientale. Quello che non mi convince è la proporzione con cui sono state distribuite le risorse. Non capisco, ad esempio, perché ci siano 3 miliardi di euro per l'idrogeno e solo 2 destinati alle energie rinnovabili. Io sono a favore dell’idrogeno, però si tratta di una tecnologia matura che non ha bisogno di tutti quegli investimenti. Manca poi il tema dell'economia circolare...

Che non emerge neanche in altri capitoli, ad esempio quello sulle infrastrutture, dove sarebbe stato forse bene richiamare i principi dell’economia circolare.
Assolutamente sì. In generale manca il tema dell’innovazione, se non da un punto di vista iper-tecnologico. Mentre l'innovazione che noi dovremmo ricercare è anche di tipo sociale, ambientale ed economico. L'economia circolare è fatta anche di piccole e medie imprese, ma questo sembra un piano scritto con i grandi gruppi ed è la cosa che mi preoccupa di più. Non voglio fare il processo alle intenzioni, però l'idrogeno riccamente finanziato non vorrei fosse un sotterfugio per salvare la nostra dipendenza dal gas. Gli investimenti sull’alta velocità non sono sufficienti per decarbonizzare i trasporti. Il piano dice che potrà ridurre le emissioni di gas serra del 51% ma non è chiaro da dove esca questo calcolo. Manca di visione, innovazione e metodo. Mi preoccupa poi il fatto che, nonostante nel PNRR non ci sia, il giorno dopo l’approvazione il ministro Cingolani ha detto che non è escluso che il progetto di Eni, cioè lo stoccaggio della CO2 al largo di Ravenna, possa rientrare nei progetti finanziati. Questo lo trovo profondamente ingiusto anche perché i grandi gruppi come Eni già usano soldi pubblici, essendo partecipati dallo Stato, e quindi non dovrebbero poter ricevere anche i soldi del PNRR.

Arrivano una marea di semplificazioni
Bisognerà fare attenzione al “decreto semplificazioni”, visto che lo slogan che va per la maggiore è il “modello Genova”... No, grazie. Non è che il modello che ci possiamo dare è “deroga tutto”, il ponte di Genova è stato un unicum. Non vedo, nel momento in cui si parla di semplificazioni, il tema dei controlli. La rete delle agenzie regionali per la protezione ambientale ha armi spuntate, perché ancora devono arrivare i decreti attuativi che completino quella riforma: come fai a semplificare se non garantisci contemporaneamente un livello di controlli adeguati? Su questo tema bisognerà lavorare moltissimo cominciando dal garantire una trasparenza totale sull'allocazione delle risorse e sui progetti finanziati.

Siete poco soddisfatti del capitolo trasporti e della mobilità?
Sì, è un tema che appare molto indebolito nel testo Draghi del PNRR. Si affronta la parte sul trasporto pubblico locale, però è lasciato da parte il tema del pendolarismo e dei treni regionali. Francamente l'alta velocità, a cui vengono assegnate parecchie risorse, non rientra nell’obiettivo di abbattimento delle emissioni. Se mai si dovrebbe sviluppare l'alta capacità, in modo che davvero ci sia una riduzione del trasporto stradale locale.

Inizia un percorso difficile affinché non si rischi di perdere queste risorse e vanificare la transizione ecologica.
Bisogna garantire che questi soldi arriveranno dall'Europa, monitorati step by step, e che siano agganciati agli altri fondi, come quelli ordinari del bilancio Comunitario ma anche al Fondo di solidarietà e di coesione sociale. Con il PNRR si scrive di fatto una maxi-finanziaria per i prossimi cinque anni. Ma mancano elementi di coerenza. Come ad esempio scrivere un piano nazionale sull'energia e il clima all'altezza. Il PNIEC andrebbe riscritto aumentando il target di riduzione delle emissioni dal 51% ad almeno il 55% come chiede l'Unione europea. E l'Italia sarebbe in grado di fare molto molto di più. Il problema è se si pensa di abbattere le emissioni usando il gas...

Che sembrerebbe la direzione intrapresa da Cingolani
Lui almeno è molto schietto. Però un meccanismo come il capacity market, il meccanismo per coprire i picchi di domanda di elettricità soddisfatto dal gas naturale, è un meccanismo molto pericoloso. Dobbiamo evitare che il PNRR sia un'occasione sprecata, ma dobbiamo anche fare attenzione ad alcuni meccanismi – come la promozione del gas, la semplificazione eccessiva – che potrebbero portare il Paese non verso una fase di transizione ma al contrario di stagnazione. Il rischio è che, mentre gli altri Paesi inizieranno a correre, noi rimarremo bloccati a difendere una grande industria che non ha saputo di convertirsi. E da questo punto di vista il fatto che l'Eni e la Snam abbiano fatto una grande battaglia, peraltro in sinergia con i paesi dell'Est, per far mettere nella tassonomia ambientale il gas è un altro indizio.

Il procedimento di approvazione del PNRR è stato estremamente rapido. Complice un governo di ampie alleanze, il testo, consegnato all'ultimo, non ha lasciato aperta praticamente nessuna possibilità da parte della società civile di intervenire. Possiamo dire che ci sia stato uno squilibrio da parte dell'esecutivo?
Assolutamente sì, ma non di tutto l'esecutivo. Mi sembra evidente che Draghi abbia gestito la questione con i suoi ministri più tecnici e che la politica sia intervenuta più che altro per salvare interessi di parte, con poca visione generale. Il Parlamento, oltre ad aver avuto poco spazio, ha fatto un esercizio abbastanza inutile, visto che le Commissioni hanno lavorato su bozze del Piano del Governo Conte 2. Sul fronte della partecipazione pubblica, invece, credo sia mancata una vera sinergia tra la società civile e il mondo dell’industria, penso anche a quello delle rinnovabili. Guardiamo ad esempio alla Francia, che ha aperto una consultazione online di 15 giorni: forse si poteva fare anche in Italia.

Il PNRR è stato una grande delusione dal punto di vista dell’economia circolare, soprattutto per il fatto che viene ancora considerata un “settore”, quando invece dovrebbe essere un principio pervasivo applicabile a qualsiasi settore e addirittura un modello sociale. Invece leggiamo: 2,1 miliardi per gli impianti di riciclo e stop. Cosa ne pensa?
Gli impianti ci vogliono ma sono solo la base. Come dicevo, è secondo me un piano scritto con i grandi gruppi economici che hanno quel tipo di visione, mentre manca totalmente quel tessuto pieno di vitalità delle piccole e medie imprese che - nonostante la politica - hanno portato avanti il Paese sul campo dell'innovazione di prodotto e di processo. Dire che l'economia circolare è solo una questione di impianti, vuol dire non sapere cos'è l'economia circolare.

Finiamo con una buona notizia. Sono state allocate delle risorse per la cultura e per il mondo dell'educazione e della comunicazione sui temi della sostenibilità. Come valutate questa – seppur ridotta – iniziativa?
Certamente è un segnale positivo, però mi sembra che non si sappia quello che è già stato fatto. Ad esempio quando Lorenzo Fioramonti era ministro dell’Istruzione, l'Italia è stata la prima a introdurre il tema dello sviluppo sostenibile come materia di insegnamento.
Naturalmente è un segno di crescita culturale, però si poteva legare di più al tema della ricerca e delle competenze dei giovani. Poi, ripeto, sui titoli tutto bene, il problema è dove concretamente si vanno ad allocare le risorse. E su questo non ci siamo.